CAP. LXXIV.

_Della statura e continenza dell’imperadore._

Secondo che noi comprendiamo da coloro che conversano intorno

all’imperadore, la sua persona era di mezzana statura, ma piccolo

secondo gli Alamanni, gobbetto, premendo il collo e ’l viso innanzi non

disordinatamente: di pelo nero, il viso larghetto, gli occhi grossi,

e le gote rilevate in colmo, la barba nera, e ’l capo calvo dinanzi.

Vestiva panni onesti e chiusi continovamente, senza niuno adornamento,

ma corti presso al ginocchio: poco spendea, e con molta industria

ragunava pecunia, e non provvedeva bene chi lo serviva in arme. Suo

costume era eziandio stando a udienza di tenere verghette di salcio in

mano e uno coltellino, e tagliare a suo diletto minutamente, e oltre

al lavorio delle mani, avendo gli uomini ginocchioni innanzi a sporre

le loro petizioni, movea gli occhi intorno a’ circostanti per modo,

che a coloro che gli parlavano parea che non dovesse attendere a loro

udienza, e nondimeno intendea e udiva nobilemente, e con poche parole

piene di sustanzia rispondenti alle domande, secondo sua volontà, e

senza altra deliberazione di tempo o di consiglio faceva pienamente

savie risposte. E però furono in lui in uno stante tre atti senza

offendere o variare l’intelletto, il vario riguardo degli occhi,

il lavorare con le mani, e con pieno intendimento dare l’udienze e

fare le premeditate risposte; cosa mirabile, e assai notevole in uno

signore. La sua gente, avendo in un’ora in Pisa più di quattromila

cavalieri tedeschi, faceva mantenere onestamente, eziandio astenere

dalle taverne e dalle disoneste cose per modo, che innanzi alla sua

coronazione in Pisa non ebbe zuffa nè riotte tra’ forestieri e’

cittadini d’alcuna cosa. Il suo consiglio ristrignea con pochi suoi

baroni e del suo patriarca, ma la deliberazione era più sua che del

suo consiglio: perocché ’l suo senno con sottile e temperata industria

valicava il consiglio degli altri; e molto si guardò di muoversi alla

stigazione e conforto de’ ghibellini d’Italia, usati d’incendere e

d’infocare l’imprese all’appetito parziale, più che al singolare onore

dell’imperiale corona, i cui vizi nobilemente conoscea.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 191 / 214 题