_Come i Fiorentini per mala provvedenza errarono a loro danno._
Avvegnachè molto sia detto de’ falli del nostro comune, uno singolare
non ci si lascia passare senza fare in questo luogo memoria di lui.
Fatta e ferma la concordia con l’imperadore di dargli fiorini d’oro
centomila per avere fine e remissione da lui delle condannagioni e
pene, in che ’l nostro comune era incorso per decreti dell’imperadore
Arrigo e degli altri suoi antecessori, si ritrovò il saramento fatto
per lo detto eletto a papa Clemente sesto e alla Chiesa di Roma,
quando fu promosso per operazione del detto papa e di santa Chiesa
all’elezione dell’imperio, ch’egli libererebbe i comuni di Toscana
d’ogni condannagione fatta per i suoi antecessori, e d’ogni debito a
che si trovassono obbligati per addietro all’imperio, massimamente
il comune di Firenze, il quale per l’imperadore Arrigo era stato
condannato con i suoi cittadini in loro singolarità, la qual cosa
era manifesta a santa Chiesa. E ancora giurò, che i detti comuni non
graverebbe, nè farebbe contro alcuno di quelli muovere guerra, nè
sottometterebbe la loro libertà. Grande ignoranza fu trattare presso
a due mesi con l’imperadore, e non avere memoria di cotanto fatto. Io
reputo essere stata degna compensagione, avendo così fatta ignoranza
compensata con prezzo di cento migliaia di fiorini d’oro, i quali il
comune pagò per avere con fatica e con paura quello che aver potea
senza costo, per la benigna provvedenza di santa Chiesa: e quello che
pagò per debito in piccola parte, potea in luogo di servigio e di
grazia compensare. Vergognomi ancora di scrivere la seguente arrota:
avendo nella fama dell’avvenimento in Italia dell’imperadore, mandato a
corte al papa e a’ cardinali per avere aiuto e favore da santa Chiesa,
le lettere furono impetrate piene e graziose e favorevoli per lo
nostro comune all’imperadore, ove il papa e’ cardinali gli ricordavano
la promessa fatta sotto il suo saramento; le lettere stettono in
cancelleria per spazio di tre mesi, innanzi che modo si trovasse di
pagare fiorini trenta d’oro per le comuni spese della cancelleria: e
per questo, poco appresso che la sommissione del comune e la promessa
della moneta fu fatta, giunsono le lettere bollate al nostro comune,
con grande ripitio e vergogna de’ nostri rettori.