CAP. LXXIII.

_Come i Fiorentini per mala provvedenza errarono a loro danno._

Avvegnachè molto sia detto de’ falli del nostro comune, uno singolare

non ci si lascia passare senza fare in questo luogo memoria di lui.

Fatta e ferma la concordia con l’imperadore di dargli fiorini d’oro

centomila per avere fine e remissione da lui delle condannagioni e

pene, in che ’l nostro comune era incorso per decreti dell’imperadore

Arrigo e degli altri suoi antecessori, si ritrovò il saramento fatto

per lo detto eletto a papa Clemente sesto e alla Chiesa di Roma,

quando fu promosso per operazione del detto papa e di santa Chiesa

all’elezione dell’imperio, ch’egli libererebbe i comuni di Toscana

d’ogni condannagione fatta per i suoi antecessori, e d’ogni debito a

che si trovassono obbligati per addietro all’imperio, massimamente

il comune di Firenze, il quale per l’imperadore Arrigo era stato

condannato con i suoi cittadini in loro singolarità, la qual cosa

era manifesta a santa Chiesa. E ancora giurò, che i detti comuni non

graverebbe, nè farebbe contro alcuno di quelli muovere guerra, nè

sottometterebbe la loro libertà. Grande ignoranza fu trattare presso

a due mesi con l’imperadore, e non avere memoria di cotanto fatto. Io

reputo essere stata degna compensagione, avendo così fatta ignoranza

compensata con prezzo di cento migliaia di fiorini d’oro, i quali il

comune pagò per avere con fatica e con paura quello che aver potea

senza costo, per la benigna provvedenza di santa Chiesa: e quello che

pagò per debito in piccola parte, potea in luogo di servigio e di

grazia compensare. Vergognomi ancora di scrivere la seguente arrota:

avendo nella fama dell’avvenimento in Italia dell’imperadore, mandato a

corte al papa e a’ cardinali per avere aiuto e favore da santa Chiesa,

le lettere furono impetrate piene e graziose e favorevoli per lo

nostro comune all’imperadore, ove il papa e’ cardinali gli ricordavano

la promessa fatta sotto il suo saramento; le lettere stettono in

cancelleria per spazio di tre mesi, innanzi che modo si trovasse di

pagare fiorini trenta d’oro per le comuni spese della cancelleria: e

per questo, poco appresso che la sommissione del comune e la promessa

della moneta fu fatta, giunsono le lettere bollate al nostro comune,

con grande ripitio e vergogna de’ nostri rettori.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 190 / 214 题