CAP. LXX.

_Come a Firenze si fece il sindacato per l’accordo con l’imperadore._

Avendo narrato il modo del reggimento del comune di Firenze e de’

suoi rettori, si può dire con verità del fatto, manifestato più volte

in pieno consiglio per la bocca dell’imperadore, che avendo mandati

il comune di Firenze a Mantova suoi ambasciadori a profferirgli

l’aiuto del comune, e confortarlo della sua coronazione, non avrebbono

domandati que’ patti, che largamente senza niuna promessa di moneta

non avesse liberamente fatti; ma la provvedenza era, ed è per lunghi

tempi stata in contumace del nostro comune: e però tornati a Firenze

i tre ambasciadori per far fare il sindacato, sperando la concordia

con l’imperadore, a dì 12 di marzo del detto anno, ragunato il

consiglio del popolo secondo l’ordine del nostro comune, che prima

s’ha a deliberare in quello, poi in quella del comune, avvenne che il

notaio delle riformagioni, ch’era natio da..... leggendo i patti che

s’intendeano d’avere con l’imperadore, per mostrare grande tenerezza

al popolo della libertà pura del comune, non ostante che in quelle

scritture se ne contenesse assai già deliberate pe’ signori e pe’

collegi, si ruppe a piagnere per modo, che la proposta non si potè

leggere; e gli animi de’ consiglieri a quelle lagrime si commossono dal

loro proponimento, e però si rimase il consiglio e il sindacato per

quella giornata, e convenne che di nuovo si rifacessono altri privati

consigli, ne’ quali il movimento del notaio non fu riputato fatto

con movimento di ragionevole carità, ma piuttosto per adulazione per

accattare benivoglienza dal popolo. E pertanto tutti i privati consigli

fermarono l’intenzione a fare quello s’addomandava dagli ambasciadori,

e da capo a dì 13 del detto mese si mosse la proposta al consiglio del

popolo, e sette volte l’una dopo l’altra si perdè: all’ultimo levati

molti cittadini d’autorità a dire, e a mostrare il beneficio che di

questo seguitava al comune, e il pericolo che venia del contrario,

si vinse, e fu dato la balìa di pieno sindacato a tutti e sei gli

ambasciadori del comune, a potere promettere per lo comune ciò ch’era

trattato o di nuovo si trattasse: e appresso l’altro dì, a dì 14 del

mese, con minore fatica si rifermò nel consiglio del comune, e gli

ambasciadori col mandato pieno si tornarono a Fisa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 187 / 214 题