_Raccolti falli de’ governatori del comune in Firenze._
Perocchè gli antichi moderati e virtudiosi che soleano reggere e
governare lo stato della repubblica in grande libertà, e con maturi
movimenti e con diligente provvidenza governavano quella in tempo
di pace e di guerra, e non perdonando i falli che si faceano contro
la patria, nè lasciando senza merito l’operazioni che si facevano
virtudiose in accrescimento e onore del comune, onde al nostro tempo
è da maravigliare come la cittadinanza si mantiene, essendo strana da
quelle virtù, e dalla provvisione di quel reggimento: e in luogo di
quelli antichi amatori della patria, spregiatori de’ loro propri comodi
per accrescere quelli del comune, si trovano usurpatori de’ reggimenti
con indebiti e disonesti procacci e argomenti, uomini avveniticci,
senza senno e senza virtù, e di niuna autorità nella maggiore parte,
i quali abbracciato il reggimento del comune intendono a’ loro propri
vantaggi e de’ loro amici con tanta sollecitudine e fede, che in tutto
dimenticano la provvisione salutevole al nostro comune: e non è chi
per lui pensi, nè per la sua libertà, nè per lo suo esaltamento, nè
onore, nè per riparare al pericolo che sopravvenire gli può, se non
nella strema giornata o in sul fatto; e per questo spesso occorrono
gravi casi al nostro comune, e niuno prende vergogna, o aspetta, per
avere mal fatto al comune, alcuna pena: e però non è senza pensiero di
grande ammirazione come il nostro comune non cade in grandi pericoli
di suo disfacimento. Ma i discreti del nostro tempo tengono che questo
sia singolare grazia e operazione di Dio, perocchè in così gran fascio
di cittadini e di religiosi, benchè molti ne sieno de’ rei, assai v’ha
de’ virtuosi e de’ buoni, le cui preghiere conservano la città da molti
pericoli, e alquanto è la gente cattolica e limosiniera, perchè Iddio
la conserva; e oltre a ciò gli ordini dati alla massa del comune per
li nostri antichi, e ’l reggimento che ha preso il corso alla comune
giustizia per le conservate leggi, è grande braccio al conservamene del
comune stato. E benchè gli usurpatori del non degno uficio sieno molti,
e male disposti al comune bene, e solleciti e provveduti a’ loro propri
vantaggi, e occupino la civile libertà, il tempo di due mesi ordinato
al reggimento del sommo uficio del priorato per li nostri provveduti
antichi è sì breve, che fa grande resistenza alla propria arroganza:
e ancora la riprieme non poco la compagnia di nove priori e de’ loro
collegi. Ma non possono ammendare il continovo fallo dell’abbandonata
provvedenza: onde avviene, che come fortuna guida le cose, infino al
pubblico destamento del popolo si pena a provvedere, non il migliore
consiglio, che nol concede il trapassamento delle debite provvedenze,
ma il meno reo. E questo avviene continovo in tutte grandi e pericolose
cose e accidenti ovvero imprese che accaggiono al nostro comune.