CAP. LXIX.

_Raccolti falli de’ governatori del comune in Firenze._

Perocchè gli antichi moderati e virtudiosi che soleano reggere e

governare lo stato della repubblica in grande libertà, e con maturi

movimenti e con diligente provvidenza governavano quella in tempo

di pace e di guerra, e non perdonando i falli che si faceano contro

la patria, nè lasciando senza merito l’operazioni che si facevano

virtudiose in accrescimento e onore del comune, onde al nostro tempo

è da maravigliare come la cittadinanza si mantiene, essendo strana da

quelle virtù, e dalla provvisione di quel reggimento: e in luogo di

quelli antichi amatori della patria, spregiatori de’ loro propri comodi

per accrescere quelli del comune, si trovano usurpatori de’ reggimenti

con indebiti e disonesti procacci e argomenti, uomini avveniticci,

senza senno e senza virtù, e di niuna autorità nella maggiore parte,

i quali abbracciato il reggimento del comune intendono a’ loro propri

vantaggi e de’ loro amici con tanta sollecitudine e fede, che in tutto

dimenticano la provvisione salutevole al nostro comune: e non è chi

per lui pensi, nè per la sua libertà, nè per lo suo esaltamento, nè

onore, nè per riparare al pericolo che sopravvenire gli può, se non

nella strema giornata o in sul fatto; e per questo spesso occorrono

gravi casi al nostro comune, e niuno prende vergogna, o aspetta, per

avere mal fatto al comune, alcuna pena: e però non è senza pensiero di

grande ammirazione come il nostro comune non cade in grandi pericoli

di suo disfacimento. Ma i discreti del nostro tempo tengono che questo

sia singolare grazia e operazione di Dio, perocchè in così gran fascio

di cittadini e di religiosi, benchè molti ne sieno de’ rei, assai v’ha

de’ virtuosi e de’ buoni, le cui preghiere conservano la città da molti

pericoli, e alquanto è la gente cattolica e limosiniera, perchè Iddio

la conserva; e oltre a ciò gli ordini dati alla massa del comune per

li nostri antichi, e ’l reggimento che ha preso il corso alla comune

giustizia per le conservate leggi, è grande braccio al conservamene del

comune stato. E benchè gli usurpatori del non degno uficio sieno molti,

e male disposti al comune bene, e solleciti e provveduti a’ loro propri

vantaggi, e occupino la civile libertà, il tempo di due mesi ordinato

al reggimento del sommo uficio del priorato per li nostri provveduti

antichi è sì breve, che fa grande resistenza alla propria arroganza:

e ancora la riprieme non poco la compagnia di nove priori e de’ loro

collegi. Ma non possono ammendare il continovo fallo dell’abbandonata

provvedenza: onde avviene, che come fortuna guida le cose, infino al

pubblico destamento del popolo si pena a provvedere, non il migliore

consiglio, che nol concede il trapassamento delle debite provvedenze,

ma il meno reo. E questo avviene continovo in tutte grandi e pericolose

cose e accidenti ovvero imprese che accaggiono al nostro comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 186 / 214 题