CAP. LXV.

_Di disusato tempo stato nel verno._

Non ci pare da lasciare in silenzio quello che fu singolare alla

memoria de’ più antichi, la cagione si credette che venisse da

influenza di costellazioni: il fatto fu, che dal novembre al marzo il

tempo fu di dì e di notte il più sereno, cheto e bello che per addietro

si ricordasse, essendo il freddo senza venti continovo e grande: e le

nevi ch’erano cadute dal principio si mantennono ghiacciate nel contado

di Firenze, e in molte parti bastò nella città più di tre mesi: il mare

fu tranquillo e dolce a navicare oltre alla credenza degli uomini;

tutti i gran fiumi stettono serrati di ghiaccio lungamente per modo

che niuno si poteva navicare, e il nostro fiume d’Arno, che è corrente

come uno fossato, stette fermo e serrato di ghiaccio, che lungamente

senza pericolo in ogni parte si poteva sopra il ghiaccio valicare: e a

dì 8 di marzo cominciarono a rompere le piove dolci e utili a tutte le

sementa della terra.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 182 / 214 题