_Come i Samminiatesi si diedero all’imperadore._
I Samminiatesi, che soleano essere più all’ubbidienza del comune di
Firenze che i Volterrani, avendo vedute le sopraddette città di parte
guelfa già sottomesse all’imperio, e che il comune di Firenze trattava
per se d’accordarsi con lui, essendo tra loro divisi per setta per la
maggioranza delle due famiglie Malpigli e Mangiadori, temendo l’una
parte che l’altra non pigliasse vantaggio, s’accostarono insieme
dopo l’aspetto di più giorni: e celandosi da’ Fiorentini perchè non
movessono alcuna delle dette case, e veduto loro tempo convenevole,
di concordia feciono loro ambasciadori con pieno mandato e sindacato
del comune a darsi liberamente all’imperadore; e mandatili a Pisa, a
dì 8 di marzo in parlamento si sottomisono liberamente alla signoria
dell’imperadore; e fatto il saramento, e volendo fare l’omaggio e
baciare i piedi all’imperadore, li levò di terra, e ricevetteli _ad
osculum pacis_, cosa che non avea fatta a’ sindachi di niuna altra
città: la cagione si stimò che fosse per l’affezione che l’imperio
per antico avea a quello castello, ove solea essere la residenza
degl’imperadori e de’ loro vicari, perchè è uno mezzo tra le grandi e
buone città di Toscana. Questo fu prima fatto che il comune di Firenze
ne sentisse alcuna cosa, e quando il seppono, più gravò nell’animo de’
cittadini di Firenze che la sommissione di Siena e di Volterra, per la
vicinanza che ’l detto castello ha con la nostra città e con l’altre
di Toscana: ma gran cagione ne fu la poca provvedenza già detta de’
rettori del nostro comune.