CAP. LXIV.

_Come i Samminiatesi si diedero all’imperadore._

I Samminiatesi, che soleano essere più all’ubbidienza del comune di

Firenze che i Volterrani, avendo vedute le sopraddette città di parte

guelfa già sottomesse all’imperio, e che il comune di Firenze trattava

per se d’accordarsi con lui, essendo tra loro divisi per setta per la

maggioranza delle due famiglie Malpigli e Mangiadori, temendo l’una

parte che l’altra non pigliasse vantaggio, s’accostarono insieme

dopo l’aspetto di più giorni: e celandosi da’ Fiorentini perchè non

movessono alcuna delle dette case, e veduto loro tempo convenevole,

di concordia feciono loro ambasciadori con pieno mandato e sindacato

del comune a darsi liberamente all’imperadore; e mandatili a Pisa, a

dì 8 di marzo in parlamento si sottomisono liberamente alla signoria

dell’imperadore; e fatto il saramento, e volendo fare l’omaggio e

baciare i piedi all’imperadore, li levò di terra, e ricevetteli _ad

osculum pacis_, cosa che non avea fatta a’ sindachi di niuna altra

città: la cagione si stimò che fosse per l’affezione che l’imperio

per antico avea a quello castello, ove solea essere la residenza

degl’imperadori e de’ loro vicari, perchè è uno mezzo tra le grandi e

buone città di Toscana. Questo fu prima fatto che il comune di Firenze

ne sentisse alcuna cosa, e quando il seppono, più gravò nell’animo de’

cittadini di Firenze che la sommissione di Siena e di Volterra, per la

vicinanza che ’l detto castello ha con la nostra città e con l’altre

di Toscana: ma gran cagione ne fu la poca provvedenza già detta de’

rettori del nostro comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 181 / 214 题