CAP. LXII.

_Di più imbasciate ghibelline state in presenza dell’imperadore._

Non ci parve da lasciare in silenzio quello che al presente seguita.

Messer Piero Sacconi, e il vescovo d’Arezzo degli Ubertini, e Neri da

Faggiuola, co’ loro consorti e co’ Pazzi di Valdarno, feciono loro

sforzo accattando sopra loro possessioni, e vendendone, per mettersi a

comperare belli cavalli, e armi orrevoli, e robe e ricchi paramenti,

per comparire magnifici nella presenza e servigio dell’imperadore,

credendosi essere esaltati da lui sopra gli altri Toscani: ed essendo

gli ambasciadori d’Arezzo per trovare accordo con l’imperadore, i

loro caporali nominati s’appresentarono nell’udienza imperiale, e in

quella addomandarono baldanzosamente d’essere rimessi nella loro città

d’Arezzo, e che a loro fossono rendute le terre e le possessioni.

Gli ambasciadori francamente li ripugnavano. L’imperadore, ch’avea

l’animo a’ fatti suoi e non a quelli della parte ghibellina, li si

levò dinanzi, dando loro uditori ch’avessono a riferire a lui: e nella

presenza degli uditori messer Piero montò in tanta arroganza, che

con aspre minacce e villanie domandava di volere essere restituito

nella capitaneria d’Arezzo e del contado. Gli ambasciadori savi e

coraggiosi rimproveravano la sua abbominevole tirannia, e il proprio

acquisto fatto per violente rapina, e per manifesta ruberia fatta a’

meno possenti sotto il titolo del capitanato, conchiudendo, ch’egli

era degno di ricevere dall’imperio gravi pene, avendo convertita la

capitaneria di quella città in incomportabile tirannia: e che quella

città che gli era accomandata per la santa memoria dell’imperadore

Arrigo, egli per malizia e per somma avarizia l’avea sottoposta e

venduta a’ Fiorentini per quarantamila fiorini d’oro, in vergogna

e detrimento del santo imperio: e grande vergogna gli era ora con

sfrenata baldanza avere fatto manifesto all’imperiale maestà cotanti

suoi difetti. Ancora il detto messer Piero avea nella presenza degli

uditori e degli ambasciadori infamato Neri da Faggiuola, ch’avea

per amistà de’ Perugini fatta la terra del Borgo, ch’era per lui

acquistata a’ ghibellini, venire in parte guelfa; per Neri gli fu

altamente risposto, mostrando come tutto era avvenuto per la sua

malizia, e per le sue violenze quando v’avea stato: e anche avvenne

che il vescovo d’Arezzo si lamentò di messer Piero di gravi ingiurie;

e così l’uno disse improvviso contro all’altro per modo, che tutti

impetrarono grazia nel cospetto dell’imperadore e del suo consiglio

di gravi abbominazioni, senza altro acquisto di frutto; e d’allora

innanzi gli ambasciadori del comune d’Arezzo ebbono graziosa udienza

dall’imperadore per l’accordo di quello comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 179 / 214 题