CAP. LXI.

_De’ fatti di Siena con l’imperadore._

Era per lunghi tempi governato il reggimento della città di Siena per

l’ordine de’ nove, il quale era ristretto in meno di novanta cittadini

sotto certo industrioso inganno: perocchè quando il tempo veniva di

fare i loro generali squittini, acciocchè ogni degno cittadino popolare

entrasse nell’ordine de’ nove, coloro ch’aveano già usurpati gli ufici

si ragunavano segretamente in una chiesa, e ivi disponevano d’alcuni

cui voleano che rimanessono nell’ordine, fermandoli tra loro per

saramento, e prometteano tutti dare a’ detti le loro boci co’ lupini

neri, e tutti gli altri ch’andavano allo squittino, ch’erano molti

buoni e degni cittadini, li riprovavano co’ lupini bianchi, sicchè

l’ordine non crescea più che volessono, nè alcuno v’entrava che tra

loro prima non fosse deliberato: per la qual cosa erano in odio a tutti

gli altri popolani, e a gran parte de’ nobili con cui non s’intendeano.

Eranvi certi che manteneano questa setta, e guidavano il comune com’e’

voleano; costoro furono quelli che con loro tradimento credettono

abbattere il comune di Firenze, e disfare sua franchigia e reggimento

con la forza dell’imperadore, ed esaltare loro, sottomettendo la

libertà del loro comune alla libera signoria dell’imperio, come

poco addietro abbiamo narrato: avvenne, che manifestata in Siena

l’intenzione de’ loro rettori, strana all’intenzione de’ Fiorentini

e della maggior parte de’ loro cittadini grandi e popolani, essendo

mandato per gli ambasciadori al comune di Siena che facessono il

sindaco a fare la sommissione, la cosa cominciò a intorbidare gli animi

de’ cittadini, e a impedirsi il sindacato con grandi ripitii de’ loro

rettori e dell’ordine de’ nove che questo aveano fatto, e fu la città

in grave sospetto di ravvolgimento e di romore, e tutte le case de’

grandi feciono ragunata di gente d’arme. L’imperadore in Pisa volea che

gli ambasciadori sanesi facessono la sommessione ch’aveano promessa di

fare, e per questa cagione avea fatto bandire il parlamento. Allora uno

degli ambasciadori ch’era della casa de’ Tolomei disse a’ compagni,

che non intendea senza nuovo sindacato palese a’ suoi cittadini fare

quella sommessione: e per questo traendosene catuno addietro, la

cosa soprastette, e rimandarono a Siena: di che l’imperadore ebbe

malinconia e gran sospetto, e tutti i dì di questo aspetto stette

rinchiuso senza dare alcuna udienza o mostrarsi ad alcuno. I grandi

cittadini di Siena conoscendo il gran pericolo che occorrere poteva

al loro comune ribellandosi della promessa fatta all’imperadore, e

avendo fatto conoscere all’ordine de’ nove e al popolo, che senza loro

volontà non aveano podere di darsi all’imperadore, a dì 26 di febbraio

ragunato il parlamento, per volere piacere non meno al minuto popolo,

ch’era imperiale, che all’ordine e alla setta de’ nove, feciono fare

il sindacato pieno a darsi liberamente all’imperadore. Avvenne per

questo, che l’imperadore conobbe e seppe che le case de’ grandi di

Siena ebbono la signoria di fare della città a loro senno, e da loro

principalmente conobbe la soggezione di quella; e venuto il nuovo

sindacato agli ambasciadori detti, domenica, a dì primo di marzo del

detto anno, raunato il parlamento, i detti ambasciadori con pieno

sindacato del loro comune, feciono al detto eletto imperadore per se

e pe’ suoi successori ricevere libera suggezione del misto e mero

dominio di quella città e contado, e de’ loro uomini alla signoria

dell’imperio, non riserbandosi alcuna franchigia dell’antica libertà di

quello comune: e di questo li feciono fare reverenza, e prestarono il

saramento, ed egli l’accettò e ricevette per se e pe’ suoi successori

in futuro in presenza di tutto il parlamento, con grande allegrezza

e festa del popolo pisano ch’era presente; e accecati dalla coperta

invidia che portavano al comune di Firenze, avvisandosi per questo

abbattere la libertà de’ Fiorentini, mattamente sommisono la loro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 178 / 214 题