_Come l’imperadore andò a Lucca._
Essendo stato l’imperadore in Pisa, e lasciato fare a’ cittadini
le novità che narrate avemo, stimando che quelle divisioni fossono
favorevoli alla sua signoria, e in iscusa a’ patti rotti, intra’
quali era la suggezione di Lucca, già immaginandone alcuna cosa a sua
utilità, volle andare a vedere la città, e a dì 13 di febbraio anno
detto si mosse con piccola compagnia di gente d’arme, e stettevi quel
dì e l’altro, e prendendo la riverenza da’ cittadini, il pregavano
della loro libertà. Il savio e avveduto imperadore, volendo compiacere
a’ Pisani e mostrare di volere mantenere i patti, quanto che altro
avesse nell’animo, disse, com’e’ sapeva che i cittadini di Lucca erano
stati per lungo tempo ribelli all’imperio, e però li reputava degni di
quello ch’avevano ricevuto: e confortandoli disse, che comportassono
con pazienza quello che sosteneano per penitenza del peccato commesso,
tanto che meritassono la liberazione: e nell’agosto lasciò que’
medesimi cittadini che i Pisani v’aveano deputati alla guardia, e non
rimosse uficiali nell’ordine di quel reggimento in alcuna parte, e
l’altro dì se ne tornò a Pisa.