_Come la gran compagnia del conte di Lando entrò nel Regno._
Essendo per l’avvenimento dell’imperadore in triegua i fatti di
Lombardia, la gran compagnia del conte di Lando era tornata nella
Marca: e ricordandosi che l’anno dinanzi il re Luigi non avea mandato
loro quarantamila fiorini d’oro ch’egli avea promessi, e sentendo
che il duca di Durazzo e il conte Paladino erano in rubellione della
corona, ed erano contenti che la compagnia entrasse nel Regno,
nondimeno il conte di Lando, perchè il re non si provvedesse contro a
loro, tenea trattato d’accordarsi al soldo della Chiesa: ma non gli
era bisogno, che ’l traccurato re era stato assai dinanzi avvisato
dall’imperadore e da più altri che si provvedesse, che di certo la
grande compagnia dovea entrare nel Regno, e la provvigione che di ciò
fatta era, era di stare continovo in danzare e in festa colle donne: e
però la detta compagnia facendo la via della marina d’Abruzzi, senza
trovare contasto o riparo entrò nel Regno: e nella prima entrata
presono Pescara, e Villafranca, e san Fabiano, e trovandoli pieni di
vittuaglia e d’arnesi si dimorarono in essi fino al marzo, recando in
preda ciò che venne loro alle mani, scorrendo le contrade d’intorno.
E d’altra parte il conte Paladino, con trecento cavalieri e molti
masnadieri, in questo medesimo tempo correva predando le terre di
Puglia, facendo noia e danno assai a’ paesani; e avvegnachè messer
Luigi di Durazzo non si scoprisse in questi fatti, tutto si riputava
che fosse di suo consentimento e volontà. Il re facea fortificare
le terre alla difesa contro alla compagnia, e confortavali che si
guardassono bene per non cadere nelle mani de’ predoni: altro aiuto non
dava loro, che non n’era provveduto nè fornito di poterlo fare.