CAP. LVIII.

_Come la gran compagnia del conte di Lando entrò nel Regno._

Essendo per l’avvenimento dell’imperadore in triegua i fatti di

Lombardia, la gran compagnia del conte di Lando era tornata nella

Marca: e ricordandosi che l’anno dinanzi il re Luigi non avea mandato

loro quarantamila fiorini d’oro ch’egli avea promessi, e sentendo

che il duca di Durazzo e il conte Paladino erano in rubellione della

corona, ed erano contenti che la compagnia entrasse nel Regno,

nondimeno il conte di Lando, perchè il re non si provvedesse contro a

loro, tenea trattato d’accordarsi al soldo della Chiesa: ma non gli

era bisogno, che ’l traccurato re era stato assai dinanzi avvisato

dall’imperadore e da più altri che si provvedesse, che di certo la

grande compagnia dovea entrare nel Regno, e la provvigione che di ciò

fatta era, era di stare continovo in danzare e in festa colle donne: e

però la detta compagnia facendo la via della marina d’Abruzzi, senza

trovare contasto o riparo entrò nel Regno: e nella prima entrata

presono Pescara, e Villafranca, e san Fabiano, e trovandoli pieni di

vittuaglia e d’arnesi si dimorarono in essi fino al marzo, recando in

preda ciò che venne loro alle mani, scorrendo le contrade d’intorno.

E d’altra parte il conte Paladino, con trecento cavalieri e molti

masnadieri, in questo medesimo tempo correva predando le terre di

Puglia, facendo noia e danno assai a’ paesani; e avvegnachè messer

Luigi di Durazzo non si scoprisse in questi fatti, tutto si riputava

che fosse di suo consentimento e volontà. Il re facea fortificare

le terre alla difesa contro alla compagnia, e confortavali che si

guardassono bene per non cadere nelle mani de’ predoni: altro aiuto non

dava loro, che non n’era provveduto nè fornito di poterlo fare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 175 / 214 题