_Come le sette di Pisa si pacificarono insieme._
A’ 23 di gennaio 1354, avendo l’imperadore recato a se la guardia e
la libera signoria di Pisa, e messi i Tedeschi in luogo de’ cittadini
alla guardia, e già cominciando a prendere per loro, e volere per loro
alberghi le case de’ buoni cittadini di Pisa e le loro masserizie,
per paura di peggio catuna setta si ragunò a casa degli anziani:
e vedendosi insieme, catuno dicea, che per le loro discordie e
disordinati movimenti l’imperadore avea presa la guardia e la signoria
di Pisa contro a’ patti, e senza la deliberazione del comune, e
dimostrarono in quello consiglio quanto male poteva seguire alla patria
per le loro discordie; e ivi gli animi avvelenati da catuna parte
cominciarono a dissimulare, e mostrare di volere tra loro concordia,
e gli anziani in quello stante elessono dodici cittadini di catuna
parte, i quali ragunati insieme, senza contasto terminarono che ogni
dissensione tornasse a unità e concordia. E avuto consiglio con molti
cittadini, feciono fare pace a coloro ch’aveano briga insieme, e quelli
che discordavano per cagione di sette si mostrarono a quella volta
d’uno volere, e di concordia elessono ventiquattro, dodici di catuna
parte, che riformassono la terra degli ufici e’ reggimenti a volontà
dell’imperadore; e così ferma la concordia fra loro andarono insieme
all’imperadore, il quale avea già cassi i soldati borgognoni e italiani
del comune di Pisa, e in loro luoghi condotti de’ suoi tedeschi, e
fattili giurare a se. Venuti i Pisani nella presenza dell’imperadore,
con belle e savie parole li feciono intendere la loro pace e la loro
concordia. L’imperadore, nonostante quello ch’avea inteso da’ dicitori,
fece domandare il popolo se così era di loro volere, e tutti gridando
risposono di sì; allora l’imperadore scusò se, dicendo, che quello
ch’avea fatto non era stato di suo movimento nè per sua volontà, ma
le discordie e i romori mossi e fatti nel suo cospetto l’aveano fatto
temere del suo onore e del pericolo della città, e però avea presa la
guardia; ora molto allegro della loro pace e concordia restituiva la
guardia della città al comune e gli ufici a’ cittadini; e di presente
colla sua autorità confermò i ventiquattro eletti a riformare la terra,
pregando e comandando loro che facessono buona e comune elezione agli
ufici de’ loro cittadini, sicchè alcuno non si potesse con ragione
rammaricare: ma le chiavi delle porte della città non volle però
rendere agli anziani. E chi bene riguarderà questo processo, troverà
per astuto ingegno abbattuto lo stato di coloro che reggevano, e forse
darà fede a una fama che corse, che tutto ciò ch’è avvenuto fosse
ordinato con l’imperadore per lo Paffetta capo de’ Matraversi fino in
Lombardia.