_Come gli ambasciadori del comune di Firenze andaro all’imperadore._
Il comune di Firenze avendo lungamente praticato con quello di Siena
e di Perugia per la comune libertà del reggimento delle dette città,
e trovato che i Perugini si poteano diliberare dalla suggezione
dell’imperio, sotto titolo d’essere uomini di santa Chiesa, nondimeno
di loro consiglio s’unirono insieme co’ Sanesi a dovere seguitare
uno sì e uno nò nel cospetto dell’imperadore a mantenere loro stato
e la franchigia de’ loro comuni; e avendo presa questa concordia,
i Fiorentini ch’aveano eletti sei cittadini d’autorità a questo
servigio, gl’informarono della volontà del loro comune, dicendo, che
i Sanesi seguirebbono quello medesimo, secondo la promessa ch’aveano
dall’ordine de’ nove, che governava e reggeva quello comune; ed avendo
i capitoli scritti della loro commissione, a dì 22 di gennaio si
partirono di Firenze vestiti d’un’assisa tutti di doppi vestimenti,
l’uno di fine scarlatto, l’altro di fine mescolato di borsella, con
ricchi adornamenti, e con otto famigli a cavallo per uno tutti vestiti
d’un’assisa, e nel cammino attesono più giorni gli ambasciadori
perugini e’ sanesi per comparire tutti insieme nella presenza
dell’imperadore, come ordinato era, sperando dovere impetrare ogni loro
domanda con la benevolenza del signore, ove i Sanesi tenessono la fede
promessa a’ Fiorentini e a’ Perugini, la qual cosa venne mancata per la
corrotta intenzione de’ Sanesi, come poco appresso racconteremo.