CAP. XLVIII.

_Come procedettono i fatti in Pisa._

Avvedendosi i Gambacorti e i loro seguaci che l’eletto assentiva di

grado le novità che moveano i loro avversari, e non vi volea mettere

riparo, conobbono che il loro stato si veniva abbattendo, e non vi

poteano riparare con alcuno salutevole consiglio. E però vedendosi a

mal partito, strignendosi insieme, per lo meno reo presono di volere

essere motori, innanzi che fatto venisse alla setta contraria a loro

di dare la libera signoria del comune all’imperadore, pensando che per

i patti egli era loro obbligato, e per questa libertà sarebbe più:

e così deliberati furono all’eletto, e con belle e riverenti parole

dissono, ch’aveano provveduto, per levare gli scandali della città di

Pisa e del suo contado e distretto, darli la signoria; l’imperadore

che per via indiretta cercava questo, si mostrò molto contento, e di

presente prese la signoria, e levò le guardie dalle porte che v’avevano

i Pisani e mise vi la sua gente, e il dì e la notte faceva guardare la

terra alla sua cavalleria tanto che vi fosse più forte, e l’entrate del

comune recò a sua stribuizione, e mandò bando da sua parte, che chi

si sentisse offeso del tempo passato, o per l’avvenire, andasse per

giustizia a lui e alla sua corte, dicendo, che intendea che l’agnello

pascesse allato al lupo senza lesione o paura. Tutto questo processo

per la fretta delle sette e per la volontà dell’imperadore, sotto ombra

di volere conservare il comune in pacifico stato, fu aoperato di fatto,

senza deliberazione di comune consentimento.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 165 / 214 题