CAP. XLVII.

_Come i Matraversi di Pisa feciono muovere l’imperadore._

Tornando alla materia de’ Pisani, il martedì a dì 20 di gennaio del

detto anno si ragunarono in Pisa col Paffetta assai della setta de’

Matraversi, e con loro gran parte d’un’altra nuova setta che si diceano

i Malcontenti, e in compagnia s’appresentarono dinanzi all’eletto

imperadore, e con grande istanza il richiesono e pregarono, che per

bene e contentamento del comune dovesse prendere a se il saramento de’

loro soldati, che i cittadini erano malcontenti che i suoi soldati

fossono all’ubbidienza di due privati cittadini, ciò era Franceschino

Gambacorti e Cecco Agliati: e Cecco Agliati per alcuna invidia presa,

vedendo che a’ bisogni i soldati andavano più a Franceschino che a

lui, sentendo questo movimento andò all’imperadore, e disse, che

dicevano bene, e che per se era contento che così si facesse. L’eletto

imperadore vedendo che il movimento di costoro s’accostava alla sua

volontà, quanto che ciò fosse contro a’ patti promessi, sott’ombra di

volere racquetare la contenzione del comune, e levare materia agli

scandali già mossi, andò al palagio degli anziani, e ivi fatti ragunare

i soldati del comune a cavallo e a piè, prese il saramento da loro, e

cominciò a venir meno allo stato che reggeva della sua promessa, e a

dare baldanza a’ suoi avversari; ma per non dimostrare che così tosto

avesse loro rotti i patti, argomentò, e fecene capitani Franceschino

Gambacorti e Cecco Agliati alla sua volontà. La cosa era già condotta

in termini che dire non s’osava contro a cosa che facesse, nè ricordare

i patti promessi, ma catuno dimostrava essere contento a ciò che

facesse per accattare la sua benivolenza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 164 / 214 题