_Come i Matraversi di Pisa feciono muovere l’imperadore._
Tornando alla materia de’ Pisani, il martedì a dì 20 di gennaio del
detto anno si ragunarono in Pisa col Paffetta assai della setta de’
Matraversi, e con loro gran parte d’un’altra nuova setta che si diceano
i Malcontenti, e in compagnia s’appresentarono dinanzi all’eletto
imperadore, e con grande istanza il richiesono e pregarono, che per
bene e contentamento del comune dovesse prendere a se il saramento de’
loro soldati, che i cittadini erano malcontenti che i suoi soldati
fossono all’ubbidienza di due privati cittadini, ciò era Franceschino
Gambacorti e Cecco Agliati: e Cecco Agliati per alcuna invidia presa,
vedendo che a’ bisogni i soldati andavano più a Franceschino che a
lui, sentendo questo movimento andò all’imperadore, e disse, che
dicevano bene, e che per se era contento che così si facesse. L’eletto
imperadore vedendo che il movimento di costoro s’accostava alla sua
volontà, quanto che ciò fosse contro a’ patti promessi, sott’ombra di
volere racquetare la contenzione del comune, e levare materia agli
scandali già mossi, andò al palagio degli anziani, e ivi fatti ragunare
i soldati del comune a cavallo e a piè, prese il saramento da loro, e
cominciò a venir meno allo stato che reggeva della sua promessa, e a
dare baldanza a’ suoi avversari; ma per non dimostrare che così tosto
avesse loro rotti i patti, argomentò, e fecene capitani Franceschino
Gambacorti e Cecco Agliati alla sua volontà. La cosa era già condotta
in termini che dire non s’osava contro a cosa che facesse, nè ricordare
i patti promessi, ma catuno dimostrava essere contento a ciò che
facesse per accattare la sua benivolenza.