CAP. XLV.

_Come l’imperadore bandì parlamento in Pisa, e quello n’avvenne._

Lunedì vegnente a dì 19 di gennaio, volendo l’imperadore fare

ragunare i cittadini a parlamento per ricevere il saramento della

loro ubbidienza, mandò il bando da sua parte che tutti si ragunassono

al duomo per la detta cagione, ed egli s’apparecchiò d’andare là. Il

popolo mosso per lo bando si ragunava al duomo. Erano in questo tempo

in Pisa due sette, l’una reggea lo stato del comune, della quale i

Gambacorti e Cecco Agliati erano caporali, e costoro erano chiamati

Bergolini, l’altra si chiamava la setta de’ Matraversi, e non erano

confidenti al reggimento del comune, ed essendo venuto di Lombardia

appresso all’eletto imperadore uno Paffetta della casa de’ Conti, il

quale era de’ caporali della setta de’ Matraversi, costui con certi

altri di quella setta disposti a rimuovere il reggimento della città,

il quale l’eletto imperadore aveva a Mantova promesso di conservare

e di mantenere, essendo egli già mosso per andare al parlamento,

e valicato il ponte alla Spina, cominciato fu con gran romore per

li Matraversi a dire, viva l’imperadore e la libertà, e muoia il

conservadore. Udendosi nel romore la novità del conservadore, i grandi

e’ piccoli cominciarono a sospettare per tema, e altri per mala

industria, cominciò il popolo a correre all’arme. L’eletto sentendo

questa novità, incontanente diede la volta, e avendo seco Franceschino

Gambacorti, il quale era sindaco del comune a fargli il saramento, e

con lui i soldati del comune, se ne venne al palagio degli anziani, e

di là mandò bandi per la terra, e fece a’ cittadini porre giù l’arme,

e racchetare il popolo; e lasciati i soldati del comune alcuna parte

armati in segno di guardia, in quel giorno non si fece altra novità, e

prolungossi il saramento che fare si dovea all’eletto imperadore.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 162 / 214 题