_Come l’imperadore bandì parlamento in Pisa, e quello n’avvenne._
Lunedì vegnente a dì 19 di gennaio, volendo l’imperadore fare
ragunare i cittadini a parlamento per ricevere il saramento della
loro ubbidienza, mandò il bando da sua parte che tutti si ragunassono
al duomo per la detta cagione, ed egli s’apparecchiò d’andare là. Il
popolo mosso per lo bando si ragunava al duomo. Erano in questo tempo
in Pisa due sette, l’una reggea lo stato del comune, della quale i
Gambacorti e Cecco Agliati erano caporali, e costoro erano chiamati
Bergolini, l’altra si chiamava la setta de’ Matraversi, e non erano
confidenti al reggimento del comune, ed essendo venuto di Lombardia
appresso all’eletto imperadore uno Paffetta della casa de’ Conti, il
quale era de’ caporali della setta de’ Matraversi, costui con certi
altri di quella setta disposti a rimuovere il reggimento della città,
il quale l’eletto imperadore aveva a Mantova promesso di conservare
e di mantenere, essendo egli già mosso per andare al parlamento,
e valicato il ponte alla Spina, cominciato fu con gran romore per
li Matraversi a dire, viva l’imperadore e la libertà, e muoia il
conservadore. Udendosi nel romore la novità del conservadore, i grandi
e’ piccoli cominciarono a sospettare per tema, e altri per mala
industria, cominciò il popolo a correre all’arme. L’eletto sentendo
questa novità, incontanente diede la volta, e avendo seco Franceschino
Gambacorti, il quale era sindaco del comune a fargli il saramento, e
con lui i soldati del comune, se ne venne al palagio degli anziani, e
di là mandò bandi per la terra, e fece a’ cittadini porre giù l’arme,
e racchetare il popolo; e lasciati i soldati del comune alcuna parte
armati in segno di guardia, in quel giorno non si fece altra novità, e
prolungossi il saramento che fare si dovea all’eletto imperadore.