_Come l’imperadore Carlo giunse a Pisa._
L’eletto imperadore diliberato delle mani de’ tiranni di Milano, avendo
in sua compagnia il fratello naturale patriarca d’Aquilea, giunse alla
città di Pisa domenica a dì 18 di gennaio, gli anni _Domini_ 1354
dalla sua incarnazione, in su l’ora della nona. Ed essendo i Pisani
provveduti a fargli onore, gli andarono incontro con la processione
del loro arcivescovo e di tutto il chericato, e con allegra festa i
giovani vestiti a compagnie di nuove assise andavano armeggiando, e i
rettori del comune con gli altri più maturi cittadini, e co’ soldati
senz’arme gli si feciono incontro fuori della terra facendogli somma
riverenza, e così tutto l’altro popolo a piè pieno d’allegrezza gli
si fece incontro; e addestrato da’ loro cavalieri con ricco palio
sopra capo, gridando il popolo viva l’imperadore, il condussono nella
città. L’imperadore, vestito molto onestamente d’uno paonazzo bruno
senza alcuno ornamento d’oro, o d’argento o di pietre preziose, andava
con molta umilità salutando i grandi e’ piccoli, pigliando gli animi
di molti forestieri che l’erano a vedere col suo benigno aspetto e
umile portamento, e condotto alla chiesa cattedrale, reverentemente
inginocchiato all’altare fece sue orazioni; e rimontato a cavallo, con
grande allegrezza e festa fu condotto a’ nobili abituri de’ Gambacorti,
ov’era il famoso giardino, e apparecchiato da’ detti Gambacorti le
camere e le letta di nobilissimi adornamenti, e apparecchiate le
vivande per la cena, e gli ostieri attorno per tutta la sua compagnia,
fu con somma letizia consumata la prima giornata, verificandosi
l’antico proverbio, che dice: gli stremi dell’allegrezza occupa il
pianto, come seguendo appresso in questo processo dell’imperadore si
potrà trovare.