_Come il capitano di Forlì venne in Firenze._
Quello che al presente ci muove non è per lo fatto della propria
persona degno di memoria, ma all’indiscreto movimento de’ rettori di
Firenze a quel tempo, non senza ammirazione ci muove a ricordare come
nel nostro contado venne messer Luigi marito della reina Giovanna
figliuola del re Ruberto, ed egli figliuolo del prenze di Taranto
fratello carnale del detto re Ruberto, stati sempre protettori del
nostro comune, e il detto prenze capitano e conducitore delle nostre
osti, avendo il loro reale sangue e la vita, nelle persone di messer
Carlo loro fratello e di messer Piero figliuolo del detto re, sparto
nelle nostre guerre, non dimenticata la memoria di cotanti servigi,
gli fu vietato non tanto il venire nella nostra città senz’arme e
senza compagnia di gente d’arme, ma lo stare nel nostro contado gli
fu vietato; e i fratelli carnali e’ cugini tornando di prigione
d’Ungheria, e domandando di volere fare loro diritto cammino per la
nostra città, e per lo nostro contado a tornare nel Regno, fu loro
vietato e contradetto il passo, ove si doveva con singulare festa e
onore fargli ricevere e accompagnare: ma tanto fu il podere d’alquanti
cittadini che allora governavano il comune, fortificandosi con non
giusti nè veri sospetti, che contro al piacere degli altri cittadini
ebbono podere di così fare. Il capitano di Forlì antico tiranno, sempre
stato nemico di santa Chiesa e del nostro comune, caporale in Romagna
di parte ghibellina, scomunicato e dannato da santa Chiesa, volendo
andare a Pisa all’imperadore con grande compagnia di gente d’arme, fu
nella nostra città ricevuto con disordinato e sobrabbondante onore, e
convitato da’ signori e da altri cittadini stette in festa alcuni dì di
suo soggiorno: poi volendo essere nella presenza dell’eletto imperadore
a Pisa, non gli fu conceduto eziandio entrare in quella città,
perch’era in indegnazione di santa Chiesa. Non è l’onore alcuna volta
fatto al nemico da biasimare, ma molto pare cosa detestabile in luogo
del debito onore a fidatissimi amici imporre sospetto e fare vergogna;
alla matta ignoranza del vario reggimento della nostra città fu lecito
di così fare a questa volta.