CAP. XLIII.

_Come il capitano di Forlì venne in Firenze._

Quello che al presente ci muove non è per lo fatto della propria

persona degno di memoria, ma all’indiscreto movimento de’ rettori di

Firenze a quel tempo, non senza ammirazione ci muove a ricordare come

nel nostro contado venne messer Luigi marito della reina Giovanna

figliuola del re Ruberto, ed egli figliuolo del prenze di Taranto

fratello carnale del detto re Ruberto, stati sempre protettori del

nostro comune, e il detto prenze capitano e conducitore delle nostre

osti, avendo il loro reale sangue e la vita, nelle persone di messer

Carlo loro fratello e di messer Piero figliuolo del detto re, sparto

nelle nostre guerre, non dimenticata la memoria di cotanti servigi,

gli fu vietato non tanto il venire nella nostra città senz’arme e

senza compagnia di gente d’arme, ma lo stare nel nostro contado gli

fu vietato; e i fratelli carnali e’ cugini tornando di prigione

d’Ungheria, e domandando di volere fare loro diritto cammino per la

nostra città, e per lo nostro contado a tornare nel Regno, fu loro

vietato e contradetto il passo, ove si doveva con singulare festa e

onore fargli ricevere e accompagnare: ma tanto fu il podere d’alquanti

cittadini che allora governavano il comune, fortificandosi con non

giusti nè veri sospetti, che contro al piacere degli altri cittadini

ebbono podere di così fare. Il capitano di Forlì antico tiranno, sempre

stato nemico di santa Chiesa e del nostro comune, caporale in Romagna

di parte ghibellina, scomunicato e dannato da santa Chiesa, volendo

andare a Pisa all’imperadore con grande compagnia di gente d’arme, fu

nella nostra città ricevuto con disordinato e sobrabbondante onore, e

convitato da’ signori e da altri cittadini stette in festa alcuni dì di

suo soggiorno: poi volendo essere nella presenza dell’eletto imperadore

a Pisa, non gli fu conceduto eziandio entrare in quella città,

perch’era in indegnazione di santa Chiesa. Non è l’onore alcuna volta

fatto al nemico da biasimare, ma molto pare cosa detestabile in luogo

del debito onore a fidatissimi amici imporre sospetto e fare vergogna;

alla matta ignoranza del vario reggimento della nostra città fu lecito

di così fare a questa volta.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 160 / 214 题