CAP. XL.

_Come il conte di Lando venne di Lombardia in Romagna con la gran

compagnia._

In questi dì all’entrata di gennaio, il conte di Lando capitano del

residuo della gran compagnia, avendo un dì lungamente parlamentato a

solo coll’eletto imperadore, con duemilacinquecento barbute se ne venne

a Ravenna, e con lui due fratelli della bella contessa, che l’anno

del generale perdono andando a Roma capitò in Ravenna, e ritenuta

dal tiranno per conducerla o per amore o per forza a consentire alla

sua sfrenata libidine, la valente donna vedendo non potere mantenere

la sua castità contro alla forza dello scellerato tiranno se non per

via di morte, trovò il modo di finire sua vita innanzi che volesse

corrompere la sua castità; questi cavalieri credendosi potere vendicare

dell’onta della loro sirocchia contro al tiranno, s’accostarono con la

compagnia, e furono singolare cagione di menarla in sul Ravennese, ove

stette lungamente ardendo, e predando, e guastando il paese; e dopo la

detta stanza e guasto dato, essendosi tenuto alle mura della città il

conte, gli domandò trentamila fiorini d’oro se volea si partissono di

suo terreno, e avendo il tiranno bargagnato, s’era recato il conte a

dodicimila fiorini d’oro. Allora disse il tiranno, che gli darebbe i

detti danari, se ’l conte il volesse sicurare di non partirsi con la

compagnia per spazio d’un anno continovo del contado di Ravenna: e a’

suoi cittadini fece stimare il danno ricevuto delle loro possessioni,

tenendoli in speranza di pagare loro la restituzione del danno; onde

il conte e la sua compagnia frustrata del loro intendimento si partì

di là, e andossene nella Marca. Lasceremo ora de’ fatti della gran

compagnia, e torneremo alle cose che per l’avvenimento dell’imperadore

occorsono in Toscana.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 157 / 214 题