_Come l’imperadore andò a Moncia per la corona del ferro._
L’eletto imperadore avendo fatto la sua concordia co’ signori di
Milano, più della pace de’ Lombardi non si travagliò, ma di presente
fatta la festa della natività di Cristo a Mantova, si mise a cammino
verso Milano con meno di trecento cavalieri, i più senz’arme, e i
signori di Milano ordinarono, che per tutto loro distretto all’eletto e
alla sua compagnia fosse apparecchiato per loro e per li loro cavalli
ogni cosa da vivere senza torre alcuno danaio: e giugnendo a Lodi,
messer Galeazzo gli venne incontro con millecinquecento cavalieri
armati, e giunto a lui, gli fece la reverenza, e accompagnollo fino
dentro alla città di Lodi, e ivi il collocò onoratamente nelle case de’
signori, facendo nondimeno serrare le porti della città, e guardarla
dì e notte colla gente armata. E albergato in Lodi una notte, la
mattina appresso mosso il re de’ Romani, messer Galeazzo colla sua
gente armata l’accompagnò, avendo ordinata la desinea alla grande badia
di Chiaravalle: e appressandosi a Chiaravalle, messer Bernabò con
molti cavalieri armati gli si fece incontro, e fattagli la reverenza,
gli presentò da parte de’ fratelli e cavalli e palafreni covertati
di velluto, e di scarlatto e di drappi di seta, guerniti di ricchi
paramenti di selle e di freni: e fattogli alla badia nobile desinare,
messer Bernabò il richiese da parte de’ suoi fratelli e da sua che gli
dovesse piacere d’entrare nella città di Milano; l’eletto rispose, che
per niuno modo intendea venire contro a quello che promesso avea loro;
messer Bernabò gli disse, che questo gli fu domandato pensando che la
gente della lega il dovesse accompagnare, ma per la sua persona non era
fatto: e tanto il costrinsono, ed egli e messer Galeazzo, liberandolo
per loro e per messer Maffiolo dalla promessa, che con loro n’andò
in Milano; e entrato nella città, fu ricevuto con maggior tumulto
che festa, non potendo quasi vedere altro che cavalieri e masnadieri
armati: e i suoni delle trombe, e trombette, e nacchere, e cornamuse,
e tamburi erano tanti, che non si sarebbono potuti udire grandi tuoni;
e come fu in Milano, così furono le porti serrate, e così rinchiuso
il condussono a’ palazzi della loro abitazione, e assegnateli sale e
camere fornite nobilissimamente di letta e di ricchi apparecchiamenti,
messer Maffiolo e gli altri fratelli da capo andarono a fargli la
reverenza, dicendogli con belle parole come tutto ciò che possedevano
riconoscevano avere dal santo imperio, e al suo servigio intendevano
di tenerlo. Il dì appresso feciono fare generale mostra di tutta la
gente d’arme a cavallo e a piè ch’aveano accolta in Milano, e oltre
a ciò feciono armare quanti cittadini ebbono che montare potessono a
cavallo, tutti sforzati di coverte e d’altri paramenti e d’avvistate
sopravveste, e feciono stare l’imperadore alle finestre sopra la
piazza a vedere; e passando con gran tumulto di stromenti, feciono
intendere all’eletto ch’erano seimila cavalieri e diecimila pedoni di
soldo: e passata la mostra, dissono: signore nostro, questi cavalieri
e masnadieri, e le nostre persone, sono al vostro servigio e a’
vostri comandamenti; dicendo che oltre a questi aveano fornite tutte
le loro città terre e castella di cavalieri e di masnadieri per la
guardia di quelle. E così magnificarono la gran potenza del loro stato
nell’imperiale presenza, tenendo il dì e la notte le porte serrate e
la gente armata per la città, non senza sospetto e temenza dell’eletto
imperadore, il quale vedendosi in tanta noia di sollecita guardia, fu
ora che innanzi vorrebbe essere stato altrove con minore onore, e in
tutto fu in servaggio l’animo imperiale alla volontà de’ tiranni, e
l’aquila sottoposta alla vipera, verificandosi la pronosticazione detta
per previsione d’astrologia, negli anni _Domini_ 1351, per messer frate
Ugo vescovo di...... grande astrologo al suo tempo, il quale predisse
il cadimento del prefetto da Vico, e la soggezione futura dell’aquila
imperiale in questi versi:
_Aquila flava ruet post parum vipera fortis._
_Moenia subintrat Lombardi prima sophiae_
_Anno quadrato minori decimonono._
_Aquila succumbet pro stupri crimine foedo_
_Nigra revolabit sublimi cardine Romam._
ma egli come savio comportò con chiara e allegra faccia la sua cortese
prigione; e con molta liberalità vinse quello che acquistare non
avrebbe potuto per forza. Dopo alquanti dì, come a’ signori tiranni
piacque, il condussono con la loro gente armata a Moncia, e ivi il
dì della santa Epifania, a dì 6 del mese di gennaio di detto anno,
fu coronato della seconda corona del ferro, con quella solennità e
festa che i signori Visconti li vollono fare; e tornato a Milano sotto
continova guardia, fattivi certi cavalieri, ed egli per tornare in
libertà sollecitando la sua partita, fu accompagnato di terra in terra
dalle masnade armate de’ signori, facendo serrare la città e castella
dov’entrava, e il dì e la notte tenerle in continova guardia: ed egli
avacciando il suo cammino, non come imperadore, ma come mercatante
ch’andasse in fretta alla fiera, si fece conducere fuori del distretto
de’ tiranni: e ivi rimaso libero della loro guardia, con quattrocento
compagni, i più a ronzini senz’arme, si dirizzò alla città di Pisa per
esservi prima che non avea loro promesso, e così li venne fatto.