_Rottura della pace del re di Francia e d’Inghilterra._
Essendo per lungo tempo trattato per lo cardinale di Bologna e per
altri prelati di volere fare accordo tra il re di Francia e quello
d’Inghilterra, e sotto questa speranza più volte prolungate le triegue
tra l’uno re e l’altro; e non potendo trarlo a fine, provvidono di
comune consiglio quelli che menavano il trattato, che abboccandosi i
due re insieme nella presenza del papa, o i loro più confidenti baroni,
che pace ne dovesse seguire; e per seguire questo consiglio il re di
Francia vi mandò il duca di Borbona suo consorto, e il conestabile
di Francia: e il re d’Inghilterra vi mandò il duca di Lancastro suo
cugino, e il vescovo di Vervic, e catuno giunse a corte del mese di
dicembre: e abboccatisi insieme per più riprese nella presenza del
papa, tanto volea catuno mantenere l’onore del titolo del suo signore,
che mezzo non seppono trovare di recarli in pace. Il papa, o per
soperchia arroganza che trovasse in loro, o per poco ardire ch’avesse
di sforzare gli animi de’ signori, non vi s’interpose come avrebbe
potuto la sua autorità, con la quale poteva catuno sostenere con suo
onore, e trovare mezzo di recarli a concordia e pace; nol fece, che
forse non erano ancora puniti i peccati de’ Franceschi: e però del mese
di gennaio del detto anno, catuna parte in discordia con poco onore del
santo padre e de’ suoi cardinali si tornò al suo signore.