_Come i Pisani si diliberarono di mandare all’imperatore._
Soprastando l’eletto imperadore a Mantova per volere trarre a fine la
pace tra’ Lombardi, i Pisani i quali erano a quel tempo in grande e
buono stato sotto il reggimento de’ Gambacorti, ch’erano i maggiori,
e con loro gli Agliati e seguaci e Bergolini, i quali manteneano
pace e onore co’ Fiorentini, e non ostante che fossono amici de’
guelfi, sentendo il popolo minuto tutto imperiale, per provvedersi
di conservare loro stato diliberarono di mandare di loro medesimi
ambasciadori con pleno mandato del detto comune al detto eletto,
e nel loro segreto fu, che procacciassono d’avere promessione e
fede dall’eletto, che gli conserverebbe nello stato senza far nella
città mutazione degli ufici, e che non vi rimetterebbe gli usciti
ribelli, e che manterrebbe al comune di Pisa la signoria di Lucca,
e non la recherebbe in libertà nè ad altro stato. Gli ambasciadori
con grande compagnia e molto adorni giunsono a Mantova, dov’era
l’eletto imperadore, e ricevuti da lui con grande onore, e fatta la
riverenza, spuosono l’ambasciata del loro comune, ove liberamente gli
offersono la città e gli uomini di quella alla sua ubbidienza, pregando
divotamente per bene, e per pace e buono stato del detto comune,
che gli dovesse piacere di promettere per la sua fede, e appresso
dell’imperiale corona le sopraddette cose utili e necessarie al buono
stato di que’ cittadini, e l’eletto con grande allegrezza e festa li
ricevette, e promise nella sua fede liberamente ciò che per loro era
domandato. Allora gli ambasciadori gli promisono trentamila fiorini
d’oro in aiuto alla spesa della sua coronazione, e altri trentamila
per lo consentimento della città di Lucca, il quale consentimento
non onorevole alla maestà imperiale, comprese sotto la ragione del
padre suo re Giovanni, quando la città di Lucca gli fu data. Della
quale promessa i grandi mercanti, e gli altri usciti di Lucca, che si
pensavano tornare in libertà per la venuta dell’imperadore, si tennono
mal contenti: e così fu fatta la concordia dall’eletto imperadore
a’ Pisani, della quale i cittadini feciono in Pisa per molti giorni
singulare e grande festa, ignoranti del futuro avvenimento della loro
ruina.