CAP. XXXV.

_Come i Pisani si diliberarono di mandare all’imperatore._

Soprastando l’eletto imperadore a Mantova per volere trarre a fine la

pace tra’ Lombardi, i Pisani i quali erano a quel tempo in grande e

buono stato sotto il reggimento de’ Gambacorti, ch’erano i maggiori,

e con loro gli Agliati e seguaci e Bergolini, i quali manteneano

pace e onore co’ Fiorentini, e non ostante che fossono amici de’

guelfi, sentendo il popolo minuto tutto imperiale, per provvedersi

di conservare loro stato diliberarono di mandare di loro medesimi

ambasciadori con pleno mandato del detto comune al detto eletto,

e nel loro segreto fu, che procacciassono d’avere promessione e

fede dall’eletto, che gli conserverebbe nello stato senza far nella

città mutazione degli ufici, e che non vi rimetterebbe gli usciti

ribelli, e che manterrebbe al comune di Pisa la signoria di Lucca,

e non la recherebbe in libertà nè ad altro stato. Gli ambasciadori

con grande compagnia e molto adorni giunsono a Mantova, dov’era

l’eletto imperadore, e ricevuti da lui con grande onore, e fatta la

riverenza, spuosono l’ambasciata del loro comune, ove liberamente gli

offersono la città e gli uomini di quella alla sua ubbidienza, pregando

divotamente per bene, e per pace e buono stato del detto comune,

che gli dovesse piacere di promettere per la sua fede, e appresso

dell’imperiale corona le sopraddette cose utili e necessarie al buono

stato di que’ cittadini, e l’eletto con grande allegrezza e festa li

ricevette, e promise nella sua fede liberamente ciò che per loro era

domandato. Allora gli ambasciadori gli promisono trentamila fiorini

d’oro in aiuto alla spesa della sua coronazione, e altri trentamila

per lo consentimento della città di Lucca, il quale consentimento

non onorevole alla maestà imperiale, comprese sotto la ragione del

padre suo re Giovanni, quando la città di Lucca gli fu data. Della

quale promessa i grandi mercanti, e gli altri usciti di Lucca, che si

pensavano tornare in libertà per la venuta dell’imperadore, si tennono

mal contenti: e così fu fatta la concordia dall’eletto imperadore

a’ Pisani, della quale i cittadini feciono in Pisa per molti giorni

singulare e grande festa, ignoranti del futuro avvenimento della loro

ruina.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 152 / 214 题