_Come Gentile da Mogliano diede Fermo al legato._
Innanzi che noi procediamo ad altri effetti della detta sconfitta,
Gentile da Mogliano signore della città di Fermo nella Marca ci ritiene
alquanto, perocchè essendo tirannello oppressato da messer Malatesta
da Rimini maggiore tiranno, per cui s’era messo a soldare la compagnia
per liberare Fermo dall’assedio, come già è detto, rimase povero
d’avere e d’aiuto, conobbesi impotente da difendersi dal nimico suo,
non che dal legato, che per riavere la Marca occupata a santa Chiesa
s’apparecchiava di venire a oste alla sua occupata città di Fermo, e
però si pensò di riconciliar col legato e d’abbattere messer Malatesta
suo nimico, e andossene in persona al legato ch’era a Fuligno, e
promiseli di renderli la città di Fermo, e d’essere fedele al servigio
di santa Chiesa e del legato. Il legato ebbe tanto a grado la venuta
e l’offerta di Gentile, che di presente il ricevette con grande
allegrezza, e per onorarlo e fargli bene, comunicatosi insieme con lui
alla messa, il fece gonfaloniere di santa Chiesa, e promisegli que’
danari che volle a certo termine, dicendogli ch’era contento tenesse
la rocca di Fermo infino che fosse pagato. Il legato mandò della sua
gente da cavallo e da piè, e furono ricevuti da’ Fermani con grande
allegrezza e festa, pensando che uscivano di pericoloso servaggio, che
Gentile era bisognoso e gravavagli troppo, e non gli poteva difendere
nè aiutare. E il legato pensava fare in Fermo sua frontiera al primo
tempo, perocch’era vicino alle città della Marca occupate per messer
Malatesta, e avendo fatto contro a lui e contro agli altri tiranni di
Romagna gravi processi, pensava volere fare l’esecuzione con altro che
col suono delle campane e con le candele spente, ma da’ baratti e da’
tradimenti de’ Romagnuoli e de’ Marchigiani non si potè guardare, come
innanzi racconteremo.