CAP. XXXIII.

_Come Gentile da Mogliano diede Fermo al legato._

Innanzi che noi procediamo ad altri effetti della detta sconfitta,

Gentile da Mogliano signore della città di Fermo nella Marca ci ritiene

alquanto, perocchè essendo tirannello oppressato da messer Malatesta

da Rimini maggiore tiranno, per cui s’era messo a soldare la compagnia

per liberare Fermo dall’assedio, come già è detto, rimase povero

d’avere e d’aiuto, conobbesi impotente da difendersi dal nimico suo,

non che dal legato, che per riavere la Marca occupata a santa Chiesa

s’apparecchiava di venire a oste alla sua occupata città di Fermo, e

però si pensò di riconciliar col legato e d’abbattere messer Malatesta

suo nimico, e andossene in persona al legato ch’era a Fuligno, e

promiseli di renderli la città di Fermo, e d’essere fedele al servigio

di santa Chiesa e del legato. Il legato ebbe tanto a grado la venuta

e l’offerta di Gentile, che di presente il ricevette con grande

allegrezza, e per onorarlo e fargli bene, comunicatosi insieme con lui

alla messa, il fece gonfaloniere di santa Chiesa, e promisegli que’

danari che volle a certo termine, dicendogli ch’era contento tenesse

la rocca di Fermo infino che fosse pagato. Il legato mandò della sua

gente da cavallo e da piè, e furono ricevuti da’ Fermani con grande

allegrezza e festa, pensando che uscivano di pericoloso servaggio, che

Gentile era bisognoso e gravavagli troppo, e non gli poteva difendere

nè aiutare. E il legato pensava fare in Fermo sua frontiera al primo

tempo, perocch’era vicino alle città della Marca occupate per messer

Malatesta, e avendo fatto contro a lui e contro agli altri tiranni di

Romagna gravi processi, pensava volere fare l’esecuzione con altro che

col suono delle campane e con le candele spente, ma da’ baratti e da’

tradimenti de’ Romagnuoli e de’ Marchigiani non si potè guardare, come

innanzi racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 150 / 214 题