_Come furono presi i legni ch’andavano a Palermo._
Del mese d’ottobre del detto anno, il re Luigi sentendo la città di
Palermo in gran bisogno di vittuaglia e di gente d’arme per la difesa
contro a’ nimici, fece armare tre galee, e uno panfano, e dodici
legnetti e una nave, e tutte le fece caricare di grano e d’altra
vittuaglia, e fece ammiraglio il conte di Bellante Potarzio d’Ischia,
e comandogli che le conducesse in Palermo; ed essendo nel mare di
Calabria si vidono contra galee di Messinesi, che stavano alla guardia
per procacciare di vittuaglia, di che aveano gran bisogno, le quali
vedendo quelle del Regno con legni armati, e conoscendo la loro poca
virtù, s’addirizzarono verso loro. Il conte vedendole venire, come
codardo non prese alcuna difesa, ma la sua propria galea abbandonò
perch’avea del grano in corpo, e montato su un legno armato, innanzi
che i nemici s’appressassono si fuggì. Le galee de’ Messinesi giugnendo
a quelle del Regno le trovaron senza capitano e senza difesa, e però
le si presono col carico e colla gente, e con gran festa e gazzarra
questa utile preda al bisogno della loro città misono in Messina, ove
furono ricevuti a grande onore, più per loro bisogno che per la piccola
vittoria.