_Come l’imperadore stando a Mantova trattava la pace de’ Lombardi._
L’imperatore avendosi avvisatamente condotto in Lombardia di verno,
e sapendo la gran forza di gente ch’aveano i signori di Milano, e la
potenza del loro tesoro e delle loro entrate, fece venire a se in
Mantova gli ambasciadori del comune di Vinegia e di tutti i signori
collegati, e con loro insieme vide che la sua forza e la loro in que’
tempi non era sufficiente a tanto fatto quanto volevano imprendere.
Ancora considerò che stando egli a Mantova niuno signore o comune
d’Italia, salvo che i collegati, era venuto o avea mandato a lui
contro a’ signori di Milano, e però gli parve che le cose fossono
assai bene disposte al suo proponimento col quale s’era messo a farsi
trattatore di pace, per accattare da ogni parte benevolenza, e non
prendere nimicizia con alcuno, e però cominciò a trattare della pace; e
parendogli che catuno si disponesse a volerla, acciocchè quelli della
lega non portassono la gravezza del soldo della gran compagnia, la
fece licenziare a dì 8 di novembre, e quelli della compagnia ne furono
contenti: ed essendo in sul Bresciano, parte ne condussono i signori
di Milano, e parte la lega, e il rimanente si ritenne in compagnia col
conte di Lando. L’imperadore seguiva con sellecitudine che la pace si
facesse, e in lungo processo di trattato più volte corse la voce che la
pace era fatta. Ma nascendo ora dall’una parte ora dall’altra cagione
di tirare, la pace non veniva a perfezione, e in questo soprastare,
vennono accidenti che non la lasciarono venire a perfezione, i quali
diviseremo nel tempo ch’avvennono secondo l’ordine del nostro trattato.