CAP. XXIX.

_Come l’imperadore stando a Mantova trattava la pace de’ Lombardi._

L’imperatore avendosi avvisatamente condotto in Lombardia di verno,

e sapendo la gran forza di gente ch’aveano i signori di Milano, e la

potenza del loro tesoro e delle loro entrate, fece venire a se in

Mantova gli ambasciadori del comune di Vinegia e di tutti i signori

collegati, e con loro insieme vide che la sua forza e la loro in que’

tempi non era sufficiente a tanto fatto quanto volevano imprendere.

Ancora considerò che stando egli a Mantova niuno signore o comune

d’Italia, salvo che i collegati, era venuto o avea mandato a lui

contro a’ signori di Milano, e però gli parve che le cose fossono

assai bene disposte al suo proponimento col quale s’era messo a farsi

trattatore di pace, per accattare da ogni parte benevolenza, e non

prendere nimicizia con alcuno, e però cominciò a trattare della pace; e

parendogli che catuno si disponesse a volerla, acciocchè quelli della

lega non portassono la gravezza del soldo della gran compagnia, la

fece licenziare a dì 8 di novembre, e quelli della compagnia ne furono

contenti: ed essendo in sul Bresciano, parte ne condussono i signori

di Milano, e parte la lega, e il rimanente si ritenne in compagnia col

conte di Lando. L’imperadore seguiva con sellecitudine che la pace si

facesse, e in lungo processo di trattato più volte corse la voce che la

pace era fatta. Ma nascendo ora dall’una parte ora dall’altra cagione

di tirare, la pace non veniva a perfezione, e in questo soprastare,

vennono accidenti che non la lasciarono venire a perfezione, i quali

diviseremo nel tempo ch’avvennono secondo l’ordine del nostro trattato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 146 / 214 题