_Come l’imperadore Carlo venne in Lombardia._
Messer Carlo di Luzimborgo re di Boemia e re de’ Romani, eletto
imperadore, avendo accettata la profferta del comune di Vinegia, e
del Gran Cane di Verona, e degli altri allegati di Lombardia contro
all’arcivescovo di Milano, considerò che per la sua non grande facoltà
d’avere e di potenza il fascio di cotanta impresa gli era troppo
grave, e avvisossi con grande discrezione, che a volere venire in
Italia per la corona del ferro, e appresso per l’imperiale, che gli
convenia per forza vincere i signori, e le città, e’ popoli d’Italia
che gli fossono avversi, o con senno o con amore recare a sè gli animi
loro: ricordandosi che l’imperadore Arrigo suo avolo, avendo seco
tutto il favore de’ ghibellini, e mosso con più di diecimila cavalieri
tedeschi gente eletta, guidata da grandi baroni e nobili cavalieri,
credendosi per forza sottomettere parte guelfa in Italia avendo seco
tutta la forza de’ ghibellini, passò in Italia; e non potuto per sua
forza domare gli avversari nè avere la corona, com’è la costuma,
nella basilica di san Pietro, e consumate le sue forze senza essere
ubbidito, rendè a Buonconvento il debito della carne alla terra, e
l’anima a Dio. Per lo cui esempio l’avvisato eletto Carlo imperadore
abbandonato ogni pensiero di sua potenza, e di quella che promesso
gli era, fidanza prese nel suo temperato proponimento; e non volendo
a’ collegati negare la promessa della sua venuta, nè mostrare che
contro a’ signori di Milano si movesse, veduto il tempo atto al suo
proponimento, mosse d’Alamagna con trecento cavalieri in sua compagnia
venendo in Aquilea; e giunto a Udine, a dì 14 d’ottobre del detto anno,
s’accompagnò il patriarca suo fratello con poca gente senz’arme, e
cavalcando a buone giornate giunsono in Padova a dì 4 di novembre, ove
fu ricevuto a grande onore; e fatti alquanti cavalieri de’ signori e
di loro prossimani della casa da Carrara, e lasciati i signori suoi
vicarii nella signoria della città, a dì 7 di novembre prese suo
cammino: e temendosi messer Gran Cane che non entrasse in Vicenza nè
in Verona il fece con lieve onore conducere per lo contado alla città
di Mantova, e ivi ricevuto come signore, prese a fare suo dimoro per
trattare se tra i Lombardi potesse mettere accordo, e ivi attendea s’e’
comuni e’ popoli e’ signori di Toscana gli mandassono ambasciadori per
potersi meglio provvedere alla sua coronazione. Lasceremo ora alquanto
questa materia, tanto che alcuna cosa degna di memoria occorra di ciò
al nostro proponimento, e diremo dell’altre che prima addomandano il
debito alla nostra penna.