CAP. XXVII.

_Come l’imperadore Carlo venne in Lombardia._

Messer Carlo di Luzimborgo re di Boemia e re de’ Romani, eletto

imperadore, avendo accettata la profferta del comune di Vinegia, e

del Gran Cane di Verona, e degli altri allegati di Lombardia contro

all’arcivescovo di Milano, considerò che per la sua non grande facoltà

d’avere e di potenza il fascio di cotanta impresa gli era troppo

grave, e avvisossi con grande discrezione, che a volere venire in

Italia per la corona del ferro, e appresso per l’imperiale, che gli

convenia per forza vincere i signori, e le città, e’ popoli d’Italia

che gli fossono avversi, o con senno o con amore recare a sè gli animi

loro: ricordandosi che l’imperadore Arrigo suo avolo, avendo seco

tutto il favore de’ ghibellini, e mosso con più di diecimila cavalieri

tedeschi gente eletta, guidata da grandi baroni e nobili cavalieri,

credendosi per forza sottomettere parte guelfa in Italia avendo seco

tutta la forza de’ ghibellini, passò in Italia; e non potuto per sua

forza domare gli avversari nè avere la corona, com’è la costuma,

nella basilica di san Pietro, e consumate le sue forze senza essere

ubbidito, rendè a Buonconvento il debito della carne alla terra, e

l’anima a Dio. Per lo cui esempio l’avvisato eletto Carlo imperadore

abbandonato ogni pensiero di sua potenza, e di quella che promesso

gli era, fidanza prese nel suo temperato proponimento; e non volendo

a’ collegati negare la promessa della sua venuta, nè mostrare che

contro a’ signori di Milano si movesse, veduto il tempo atto al suo

proponimento, mosse d’Alamagna con trecento cavalieri in sua compagnia

venendo in Aquilea; e giunto a Udine, a dì 14 d’ottobre del detto anno,

s’accompagnò il patriarca suo fratello con poca gente senz’arme, e

cavalcando a buone giornate giunsono in Padova a dì 4 di novembre, ove

fu ricevuto a grande onore; e fatti alquanti cavalieri de’ signori e

di loro prossimani della casa da Carrara, e lasciati i signori suoi

vicarii nella signoria della città, a dì 7 di novembre prese suo

cammino: e temendosi messer Gran Cane che non entrasse in Vicenza nè

in Verona il fece con lieve onore conducere per lo contado alla città

di Mantova, e ivi ricevuto come signore, prese a fare suo dimoro per

trattare se tra i Lombardi potesse mettere accordo, e ivi attendea s’e’

comuni e’ popoli e’ signori di Toscana gli mandassono ambasciadori per

potersi meglio provvedere alla sua coronazione. Lasceremo ora alquanto

questa materia, tanto che alcuna cosa degna di memoria occorra di ciò

al nostro proponimento, e diremo dell’altre che prima addomandano il

debito alla nostra penna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 144 / 214 题