_Come il tribuno di Roma fu morto a furia di popolo._
Il primo tribuno romano dopo la sua cacciata tornato in Roma con comune
assentimento dell’incostante popolo, e ordinati statuti a franchigia e
a fortificagione del popolo, e certe entrate al comune per fortificare
la signoria, procacciava di fornirsi di cavalieri e di masnadieri di
soldo, per potere meglio raffrenare i potenti cittadini, i quali sapea
ch’erano contro al suo tribunato: e come uomo ch’avea grande animo,
credeva col favore del fallace popolo fare gran cose, e cominciato
avea, ma non bene, perocchè essendo in Roma uno valente e savio uomo
Pandolfo de’ Pandolfucci antico cittadino, e di grande autorità nel
cospetto del popolo, e temendo il tribuno di lui, solo perchè gli
pareva atto a potere muovere il popolo per la sua autorità e per la
sua eloquenza, tirannescamente e senza colpa il fece decapitare;
e per questo, e per la morte di fra Moriale, i principi di Roma,
massimamente i Colonnesi e’ Savelli, temeano forte, e procacciavano
di farlo cacciare o morire. E sparta già l’infamia della morte di
Pandolfo tra il popolo, fu più leggiere a’ Colonnesi e a Luca Savelli
venire alla loro intenzione, e con lieve movimento alquanti amici de’
Colonnesi e’ Savelli della riva del Tevere, a loro stanza cominciarono
a levare romore contro il tribuno e corsono all’arme; e con l’aiuto
de’ Colonnesi e de’ Savelli, e di certi Romani offesi per la morte di
Pandolfo, dimenticando la franchigia del popolo, a dì 8 d’ottobre del
detto anno in su la nona corsono al Campidoglio, dicendo, muoia il
tribuno. Il tribuno sprovveduto di questo subito e non pensato furore
del popolo francamente provvide come necessità l’ammaestrava, e di
presente s’armò e prese il gonfalone del popolo, e con esso in mano si
fece alle finestre, e trattolo fuori, cominciò a gridare ad alta voce,
viva il popolo, pensando che il popolo dovesse trarre al suo aiuto:
ma trovossi ingannato, che il popolo il saettava, e gridava la sua
morte: e avendo egli sostenuto con parole e con difesa l’assalto fino
al vespero, e vedendo il popolo più acerbo e più infocato contro a sè
da sezzo che da prima, e che soccorso da niuna parte aspettava, pensò
di campare per ingegno; e tramutato l’abito suo in abito di ribaldo,
fece aprire le porte del palagio alla sua famiglia al popolo perchè
intendesse a rubare, come solea essere loro usanza; e mostrandosi nella
ruberia come uno di loro, avea preso un fascio d’una materassa con
altri panni dal letto, e scendendo la prima e la seconda scala senza
essere conosciuto, dicea agli altri, su a rubare, che v’ha roba assai;
ed era già quasi al sommo di scampare la morte, quando uno cui egli
avea offeso così col fascio in collo il conobbe, e gridando, questi è
il tribuno, il fedì: e l’uno dopo l’altro trattolo fuori dell’uscio
del palazzo tutto lo stamparono co’ ferri, e tagliarongli le mani
e sventraronlo, e misongli un capestro al collo e tranaronlo fino
a casa i Colonnesi; e fatto quivi uno paio di forche v’appiccarono
lo sventurato corpo, ove più dì il tennero appeso senza sepoltura.
E questa fu la fine del tribuno, dal quale il popolo romano sperava
potere riprendere sua libertà.