CAP. XXVI.

_Come il tribuno di Roma fu morto a furia di popolo._

Il primo tribuno romano dopo la sua cacciata tornato in Roma con comune

assentimento dell’incostante popolo, e ordinati statuti a franchigia e

a fortificagione del popolo, e certe entrate al comune per fortificare

la signoria, procacciava di fornirsi di cavalieri e di masnadieri di

soldo, per potere meglio raffrenare i potenti cittadini, i quali sapea

ch’erano contro al suo tribunato: e come uomo ch’avea grande animo,

credeva col favore del fallace popolo fare gran cose, e cominciato

avea, ma non bene, perocchè essendo in Roma uno valente e savio uomo

Pandolfo de’ Pandolfucci antico cittadino, e di grande autorità nel

cospetto del popolo, e temendo il tribuno di lui, solo perchè gli

pareva atto a potere muovere il popolo per la sua autorità e per la

sua eloquenza, tirannescamente e senza colpa il fece decapitare;

e per questo, e per la morte di fra Moriale, i principi di Roma,

massimamente i Colonnesi e’ Savelli, temeano forte, e procacciavano

di farlo cacciare o morire. E sparta già l’infamia della morte di

Pandolfo tra il popolo, fu più leggiere a’ Colonnesi e a Luca Savelli

venire alla loro intenzione, e con lieve movimento alquanti amici de’

Colonnesi e’ Savelli della riva del Tevere, a loro stanza cominciarono

a levare romore contro il tribuno e corsono all’arme; e con l’aiuto

de’ Colonnesi e de’ Savelli, e di certi Romani offesi per la morte di

Pandolfo, dimenticando la franchigia del popolo, a dì 8 d’ottobre del

detto anno in su la nona corsono al Campidoglio, dicendo, muoia il

tribuno. Il tribuno sprovveduto di questo subito e non pensato furore

del popolo francamente provvide come necessità l’ammaestrava, e di

presente s’armò e prese il gonfalone del popolo, e con esso in mano si

fece alle finestre, e trattolo fuori, cominciò a gridare ad alta voce,

viva il popolo, pensando che il popolo dovesse trarre al suo aiuto:

ma trovossi ingannato, che il popolo il saettava, e gridava la sua

morte: e avendo egli sostenuto con parole e con difesa l’assalto fino

al vespero, e vedendo il popolo più acerbo e più infocato contro a sè

da sezzo che da prima, e che soccorso da niuna parte aspettava, pensò

di campare per ingegno; e tramutato l’abito suo in abito di ribaldo,

fece aprire le porte del palagio alla sua famiglia al popolo perchè

intendesse a rubare, come solea essere loro usanza; e mostrandosi nella

ruberia come uno di loro, avea preso un fascio d’una materassa con

altri panni dal letto, e scendendo la prima e la seconda scala senza

essere conosciuto, dicea agli altri, su a rubare, che v’ha roba assai;

ed era già quasi al sommo di scampare la morte, quando uno cui egli

avea offeso così col fascio in collo il conobbe, e gridando, questi è

il tribuno, il fedì: e l’uno dopo l’altro trattolo fuori dell’uscio

del palazzo tutto lo stamparono co’ ferri, e tagliarongli le mani

e sventraronlo, e misongli un capestro al collo e tranaronlo fino

a casa i Colonnesi; e fatto quivi uno paio di forche v’appiccarono

lo sventurato corpo, ove più dì il tennero appeso senza sepoltura.

E questa fu la fine del tribuno, dal quale il popolo romano sperava

potere riprendere sua libertà.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 143 / 214 题