_Come morì l’arcivescovo di Milano._
Messer Giovanni de’ Visconti arcivescovo di Milano potentissimo
tiranno in Italia, avendo dilatata la fama della sua potenza in grande
altezza, e vivuto al mondo lungo tempo in dissoluta vita secondo
prelato, vedendosi avere vinta sua punga, e soperchiata nel temporale
la Chiesa di Roma, e riconciliatosi a quella co’ suoi sformati doni,
e che tutta Italia il temeva, e l’eletto imperadore non avea ardire,
eziandio sollecitato dalla forza e’ danari della lega di Lombardia,
pigliare arme contro a lui, vaneggiante nel colmo della sua gloria,
uno venerdì sera, a dì 3 d’ottobre 1354, gli apparve nella fronte
sopra il ciglio un piccolo carbonchiello, del quale poco si curava,
e il sabato sera a dì 4 del detto mese il fece tagliare, e come fu
tagliato, cadde morto l’arcivescovo senza potere fare testamento, o
alcuna provvisione dell’anima sua o della successione de’ suoi nipoti
nella signoria; i quali feciono al corpo solenne esequie, e senza
questione con molta concordia si ristrinsono insieme, facendo grande
onore l’uno all’altro; per la qual cosa i Milanesi e tutti i loro
sudditi stettono in obbedienza de’ nuovi signori, tanto che poi con
nuova suggezione di tutti i popoli si feciono dichiarare signori, come
appresso racconteremo, rendendo prima il nostro debito alla sprovveduta
e violente morte del tribuno di Roma, e allo strano avvenimento
dell’eletto imperadore in Italia.