CAP. XXV.

_Come morì l’arcivescovo di Milano._

Messer Giovanni de’ Visconti arcivescovo di Milano potentissimo

tiranno in Italia, avendo dilatata la fama della sua potenza in grande

altezza, e vivuto al mondo lungo tempo in dissoluta vita secondo

prelato, vedendosi avere vinta sua punga, e soperchiata nel temporale

la Chiesa di Roma, e riconciliatosi a quella co’ suoi sformati doni,

e che tutta Italia il temeva, e l’eletto imperadore non avea ardire,

eziandio sollecitato dalla forza e’ danari della lega di Lombardia,

pigliare arme contro a lui, vaneggiante nel colmo della sua gloria,

uno venerdì sera, a dì 3 d’ottobre 1354, gli apparve nella fronte

sopra il ciglio un piccolo carbonchiello, del quale poco si curava,

e il sabato sera a dì 4 del detto mese il fece tagliare, e come fu

tagliato, cadde morto l’arcivescovo senza potere fare testamento, o

alcuna provvisione dell’anima sua o della successione de’ suoi nipoti

nella signoria; i quali feciono al corpo solenne esequie, e senza

questione con molta concordia si ristrinsono insieme, facendo grande

onore l’uno all’altro; per la qual cosa i Milanesi e tutti i loro

sudditi stettono in obbedienza de’ nuovi signori, tanto che poi con

nuova suggezione di tutti i popoli si feciono dichiarare signori, come

appresso racconteremo, rendendo prima il nostro debito alla sprovveduta

e violente morte del tribuno di Roma, e allo strano avvenimento

dell’eletto imperadore in Italia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 142 / 214 题