CAP. XXIII.

_Come il tribuno di Roma fece tagliare la testa a fra Moriale._

Avvegnachè addietro detto sia dell’operazioni di fra Moriale innanzi

ch’egli facesse la grande compagnia, e poi quanto male aoperò con

quella, sopravvenendo il termine della sua morte, ci dà materia di

raccontare la cagione, com’egli essendo semplice friere condusse tanti

baroni, e conestabili e cavalieri a collegarsi sotto il suo reggimento

in compagnia di predoni. Costui fu in Italia lungo tempo soldato

franco cavaliere, e atto singolarmente a ogni fatica cavalleresca, e

molto avvisato in fatti d’arme, il quale considerò che tutte le terre

e’ signori d’Italia facevano le loro guerre con soldati forestieri,

e i paesani poco compariano in arme, e parve a lui che accogliendosi

i conestabili per via di compagnia, e partecipando con loro che

rimanevano al soldo, che in niuna parte troverebbono contasto in

campo: e avendo questo verisimile messo nel capo a molti conestabili,

l’uno smovea l’altro, e traevano gente di catuna bandiera che rimaneva

al soldo; e con quest’ordine, essendo in loro libertà, si pensavano

sottoporre e fare tributaria tutta Italia, e pensavano, se alcuna buona

città venisse loro presa, che per forza tutte l’altre converrebbe

che sostenessono il giogo; e sotto questo segreto consiglio tutti i

conestabili delle masnade tedesche, e’ Borgognoni e altri oltramontani

promisono e giurarono da capo la compagnia e ubbidienza a messer fra

Moriale, e per passare il verno all’altrui spese presono il soldo della

lega de’ Lombardi, e messer fra Moriale, sotto titolo di mostrare

d’avere a ordinare suoi propri fatti, rimase in Toscana: ma nel segreto

fu, che provvederebbe del luogo dove dovessono tornare al primo tempo.

Costui baldanzoso con poca compagnia, come detto abbiamo, se n’andò a

Perugia, e di là mandò i fratelli con certe masnade di suoi cavalieri

al tribuno, ch’era di nuovo ritornato in Roma, per atarlo; essendo

stato prima cacciato da’ Romani e tenuto in esilio, e’ fu prigione

dell’eletto imperadore lungo tempo, e poi per lo male stato de’

Romani di volontà del papa e del popolo fu richiamato; e rendutagli

la signoria, con più baldanza che di prima, non ostante che predetto

gli fosse, o per revelazione di spirito immondo o per altro modo, che

a romore di popolo sarebbe morto, e’ faceva rigida e aspra signoria,

e reprimendo la baldanza de’ principi di Roma, onde fu opinione di

molti che i Colonnesi s’intendessono contro a lui con fra Moriale per

abbatterlo della signoria del tribunato: ma come che si fosse, poco

appresso la mandata de’ fratelli fra Moriale andò a Roma, e il tribuno

il fece chiamare a sè, ed egli senza alcuno sospetto andò a lui; e

giuntogli innanzi, senza altro parlamento il tribuno gli mise in mano

un processo di tradimento che fare dovea contro a lui, e come pubblico

principe di ladroni, il quale aveva assalite le città della Marca e di

Romagna, e la città di Firenze, di Siena e d’Arezzo in Toscana; e fatte

arsioni, e violenze e ruberie senza cagione in catuna parte, e molte

uccisioni d’uomini innocenti, delle quali cose disse che di presente

si scusasse. E non avendo scusa contro alla verità del libello, senza

voler più attendere, a dì 29 d’agosto del detto anno gli fece levare la

testa dall’imbusto: e così finì il malvagio friere, cagione di molto

male passato e di maggiore avvenire, per l’aoperazione della maladetta

compagnia; per la qual cosa s’aggiugnerebbe memoria degna di gran

lodi al tribuno se per movimento di chiara giustizia l’avesse fatto,

ma perocchè egli prese i fratelli, e’ beni di fra Moriale e’ loro e

pubblicolli a sè, parve che d’ingratitudine de’ servigi ricevuti e

d’avarizia maculasse la sua fama: e abbianne più detto che forse non

si conveniva, ma per lo malo esempio dato a’ soldati, e per la giusta

vendetta della sua morte, ne crediamo avere alcuna scusa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 140 / 214 题