_Come il re d’Araona venne con grande armata a racquistare Sardegna._
Il re d’Araona, che l’anno dinanzi avea perduta tutta la Sardegna
salvo che Castello di Castro, come addietro fu narrato, fatta sua
armata di centosessanta tra galee e uscieri, cocche e navi armate, con
grande cavalleria di suoi Catalani e molti mugaveri a piede, del mese
di luglio del detto anno arrivò in Calleri, che altro non v’aveva,
e lasciato ivi il navilio grosso, e messi in terra i cavalieri e i
mugaveri, fece scorrere il paese e predare dovunque si stendeva, e con
le galee sottili per mare e i cavalieri per terra s’addirizzò alla
Loiera, nella quale aveva balestrieri genovesi, e masnadieri toscani
e lombardi, che il vicario dell’arcivescovo signore di Genova v’avea
mandati alla guardia, che francamente la difendevano e guardavano; e
continuandovi l’assedio, nondimeno per mare con le galee, e per terra
con la gente d’arme, faceano guerra all’altre terre e castella che
ubbidivano al giudice d’Alborea, e il giudice fornito de’ suoi Sardi
e di cavalieri condotti di Toscana si difendea francamente per modo,
che delle sue terre non gli lasciava alcuna acquistare: e aveva in
suo aiuto l’aria sardesca e ’l tempo della fervida state, che molto
abbattea i Catalani di malattie e di morte; non ostante ciò, il re
animoso mantenea l’assedio stretto, e facea tormentare molto i suoi
avversari; e bench’egli sapesse che i Genovesi suoi nimici avessono
armate trentadue galee, non se ne curava, perchè sapeva che i Veneziani
suoi amici contro a loro n’aveano armate trentacinque: e ancora gli
rendea molta fidanza la fresca vittoria ch’aveva avuta in quel luogo
co’ Veneziani insieme sopra i Genovesi, e però intendea coraggiosamente
a fare la sua guerra per terra e per mare. Lasceremo ora l’intrigata
guerra di Sardegna che il tempo vegna della sua fine, e seguiremo altre
novità che prima ci occorrono a raccontare.