_Come i Bordoni furono cacciati di Firenze, e sbanditi per ribelli._
Era avvenuto del mese di Luglio del detto anno in Firenze, che essendo
la compagnia di fra Moriale a Sancasciano, i Bordoni, de’ quali era
capo messer Gherardo di quella casa, tenendosi essere ingannati da’
Mangioni e da’ Beccanugi loro vicini per lo dicollamento di Bordone
loro consorto, e vedendo la città sotto l’arme e in gelosia, con
loro gente accolta cominciarono prima con parole e poi con l’arme
ad assalire i Mangioni; e rimettendoli per forza nelle case, in
quell’assalto la moglie d’Andrea di Lippozzo de’ Mangioni ebbe d’una
lancia sopra il ciglio, ond’ella si morì poco appresso. A quello romore
corse d’ogni parte il popolo armato, e i priori vi mandarono la loro
famiglia, e feciono acquetare la zuffa. Poi partita la compagnia, e
ritornata la città al primo governamento, parendo al comune il fallo
essere grave in così fatto tempo contro alla repubblica, fu commesso
all’esecutore degli ordini della giustizia che ne facesse inquisizione,
e punisse i colpevoli; i Beccanugi e’ Mangioni andarono dinanzi e
scusaronsi, e furono prosciolti e lasciati, e i Bordoni rimasono
contumaci; e a dì 2 d’agosto, nel detto anno, messer Gherardo con
quattro suoi consorti e con dodici loro seguaci furono condannati, per
avere turbato il buono e pacifico stato del comune di Firenze e per
l’omicidio, tutti nell’avere e nelle persone, e uscironsi di Firenze, e
i loro beni furono guasti e messi tra i beni de’ rubelli.