_Come i collegati di Lombardia condotta la compagnia mandarono
all’imperadore._
Il comune di Vinegia, e il signore di Verona, e quello di Padova, e
quello di Mantova, e il marchese di Ferrara, collegati insieme contro
l’arcivescovo di Milano, avendo condotta per quattro mesi la compagnia
del conte di Lando, la quale era cinquemiladugento paghe, ma non
avea oltre a tremilacinquecento cavalieri bene armati, la quale era
partita dalla Città di Castello, e cavalcata sul contado di Bologna
facendo danno, se n’andarono a Modena, dov’erano le bastite del
signore di Milano, le quali non ebbono podere di levare, e lasciatovi
l’assedio cavalcarono in sul Bresciano. I collegati vedendosi forniti
di gente da potere campeggiare, mandarono ambasciadori, del mese di
luglio del detto anno, all’eletto imperadore, con cui avevano fatto
accordo per farlo valicare in Lombardia contro all’arcivescovo di
Milano, e dove ricusasse la venuta, volevano essere liberi delle loro
promesse. In questo tempo l’imperadore era in discordia col marchese
di Brandimborgo, e catuno aveva accolto gente d’arme, e con l’eletto
era il duca d’Osteric e molti cavalieri del re d’Ungheria, e credettesi
si conducessono a battaglia: ma la questione avea lieve cagione di
sdegno, sicchè tosto si recò a concordia, e l’eletto imperadore per
l’animo ch’avea di valicare in Italia fu più abile alla pace, e ferma,
catuna gente d’arme si tornò in suo paese; e senza sospetto de’ fatti
d’Alamagna l’eletto si tornò in Boemia, e deliberò per lo modo che a
lui piacque di valicare in Lombardia, e con seco ritenne parte degli
ambasciadori della lega infino al suo movimento.