_Come il re di Spagna cacciata la non vera moglie coronò la legittima._
In questo tempo del detto anno, avendo il giovane re di Spagna per
moglie la figliuola di messer Filippo di Borbona della casa di Francia,
lasciandosi vincere e menare al disordinato appetito, avendola già
tenuta un anno, corruppe il degno sagramento del matrimonio, e
seguitando il modo de’ bestiali saracini con cui conversava, prese
per sua moglie e sposò un’altra donna cui egli amava, nata della
casa di Padiglia di Castella, chiamata Maria, con la quale si copulò
con tanta disordinata concupiscenza carnale, che molte dissolute e
sconce cose ne faceva, e la legittima moglie non volea vedere; la
quale vedendosi a sconcio partito, prese segretamente sue damigelle e
alquanti confidenti di sua famiglia, e senza saputa del re si tornò
in Francia, richiamandosi al re, e al padre e agli altri baroni
dell’ingiuria ricevuta dal suo marito; e udita in Francia la sconcia
novella, il re e tutti i baroni se ne sdegnarono forte, e proposono
d’andare in Spagna con forte braccio per gastigare il re della sua
follia. I baroni di Spagna e le comuni a cui dispiacea questo fatto,
sentendo le novelle di Francia, di concordia se n’andarono al re, e
ripresonlo duramente d’avere per sua sconcia volontà d’una privata
femmina fatta tanta vergogna alla casa di Francia e alla loro reina,
dicendogli, che se non ammendasse il suo fallo, che sarebbono in aiuto
al re di Francia per ricoverare il suo onore. Il giovane re riconobbe
il suo fallo, e disposesi di presente a seguitare il loro consiglio; e
alla non degna moglie, per appagare la legittima, le feciono tagliare
i panni per lungo infino alla cintola a loro costuma, e con vergogna
la mandarono via, e tornata la moglie, con gran festa feciono coronare
lei e pacificare col re, e quella notte giacque con la reina Bianca sua
moglie. Ma, o che fosse affatturato, o occupato nella mente del troppo
peccato, la mattina per tempo le si levò da lato, e senza fare assapere
altrui alcuna cosa cavalcò con piccola compagnia e andossene alla
terra dov’era dama Maria di Padiglia, e d’allora innanzi non volle mai
vedere la reina Bianca; e perch’ella non si partisse la fece mettere
in Briscia suo forte castello, e ivi bene guardare, la quale per grave
sdegno, o per dolore, o per malinconia, o per operazione del re, che ne
fu sospetto, o per malizia naturale, innanzi tempo nella sua giovanezza
finì sua vita, della quale il re ebbe più piacere che doglia, e
vilmente la fece seppellire. Avvenne ancora, che vivendo la reina e
dama Maria, il detto re Pietro, non senza sentimento della saracinesca
consuetudine, innamorato d’una giovane donna vedova di Castella di
grande lignaggio, la si prese a moglie; e quando con lei ebbe saziata
sua sfrenata libidine, la cacciò via, e ritennesi alla sua dama Maria,
della quale ebbe un figliuolo maschio e due femmine, e poi sopra
parto si morì, poco appresso della reina, di cui il re si diè grave
turbazione, e il corpo suo fece imbalsamare, e portare venticinque
giornate di lungi da Sibilia alla sepoltura ch’ella s’avea eletta, e
il re, e per amore del re i suoi baroni se ne vestirono a nero. Avemo
raccolto qui il processo della moglie e dell’altre femmine del re, per
non istendere in più parti del nostro trattato la vile materia.