CAP. XVIII.

_Come il re di Spagna cacciata la non vera moglie coronò la legittima._

In questo tempo del detto anno, avendo il giovane re di Spagna per

moglie la figliuola di messer Filippo di Borbona della casa di Francia,

lasciandosi vincere e menare al disordinato appetito, avendola già

tenuta un anno, corruppe il degno sagramento del matrimonio, e

seguitando il modo de’ bestiali saracini con cui conversava, prese

per sua moglie e sposò un’altra donna cui egli amava, nata della

casa di Padiglia di Castella, chiamata Maria, con la quale si copulò

con tanta disordinata concupiscenza carnale, che molte dissolute e

sconce cose ne faceva, e la legittima moglie non volea vedere; la

quale vedendosi a sconcio partito, prese segretamente sue damigelle e

alquanti confidenti di sua famiglia, e senza saputa del re si tornò

in Francia, richiamandosi al re, e al padre e agli altri baroni

dell’ingiuria ricevuta dal suo marito; e udita in Francia la sconcia

novella, il re e tutti i baroni se ne sdegnarono forte, e proposono

d’andare in Spagna con forte braccio per gastigare il re della sua

follia. I baroni di Spagna e le comuni a cui dispiacea questo fatto,

sentendo le novelle di Francia, di concordia se n’andarono al re, e

ripresonlo duramente d’avere per sua sconcia volontà d’una privata

femmina fatta tanta vergogna alla casa di Francia e alla loro reina,

dicendogli, che se non ammendasse il suo fallo, che sarebbono in aiuto

al re di Francia per ricoverare il suo onore. Il giovane re riconobbe

il suo fallo, e disposesi di presente a seguitare il loro consiglio; e

alla non degna moglie, per appagare la legittima, le feciono tagliare

i panni per lungo infino alla cintola a loro costuma, e con vergogna

la mandarono via, e tornata la moglie, con gran festa feciono coronare

lei e pacificare col re, e quella notte giacque con la reina Bianca sua

moglie. Ma, o che fosse affatturato, o occupato nella mente del troppo

peccato, la mattina per tempo le si levò da lato, e senza fare assapere

altrui alcuna cosa cavalcò con piccola compagnia e andossene alla

terra dov’era dama Maria di Padiglia, e d’allora innanzi non volle mai

vedere la reina Bianca; e perch’ella non si partisse la fece mettere

in Briscia suo forte castello, e ivi bene guardare, la quale per grave

sdegno, o per dolore, o per malinconia, o per operazione del re, che ne

fu sospetto, o per malizia naturale, innanzi tempo nella sua giovanezza

finì sua vita, della quale il re ebbe più piacere che doglia, e

vilmente la fece seppellire. Avvenne ancora, che vivendo la reina e

dama Maria, il detto re Pietro, non senza sentimento della saracinesca

consuetudine, innamorato d’una giovane donna vedova di Castella di

grande lignaggio, la si prese a moglie; e quando con lei ebbe saziata

sua sfrenata libidine, la cacciò via, e ritennesi alla sua dama Maria,

della quale ebbe un figliuolo maschio e due femmine, e poi sopra

parto si morì, poco appresso della reina, di cui il re si diè grave

turbazione, e il corpo suo fece imbalsamare, e portare venticinque

giornate di lungi da Sibilia alla sepoltura ch’ella s’avea eletta, e

il re, e per amore del re i suoi baroni se ne vestirono a nero. Avemo

raccolto qui il processo della moglie e dell’altre femmine del re, per

non istendere in più parti del nostro trattato la vile materia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 135 / 214 题