CAP. XVII.

_Come fu morto messer Lallo._

Per larga sperienza di molti anni si vide, che messer Lallo

dell’Aquila, uomo di piccola nazione, per sua industria prima cacciati

gli avversari della città dopo la morte del re Ruberto tenne la

signoria della terra come un dimestico popolare e compagnevole tiranno,

e seppe sì piacevolmente conversare co’ suoi cittadini, che catuno il

desiderava a signore, e al tutto aveano dimenticata la signoria reale,

ma egli saviamente mantenea il titolo del capitanato della terra alla

corona, facendovi venire cui egli volea, nondimeno ciò che occorreva

di grave nella città tornava a ser Lallo. E non avendo il re podere

nella città più che ser Lallo si volesse, per molti modi in diversi

tempi cercò d’abbatterlo, e non gli venne fatto, e però cercò la via

de’ beneficii, e fecelo conte di Montorio, e diegli terre in Abruzzi,

ed e’ le si prese, e mostrò di volere fare dell’Aquila la volontà

del re; ma con astuzia e senno dissimulando col re tenea l’Aquila

continovamente al suo segno. E stando le cose in questi termini,

messer Filippo di Taranto fratello del re Luigi venne in Abruzzi, e

ricettato nell’Aquila da messer Lallo con grande onore, dopo alquanti

dì messer Filippo ragionò con messer Lallo, ch’egli farebbe rendere

pace a’ figliuoli di messer Todino suoi nimici, i quali erano sbanditi

dell’Aquila, e intendea fermare la pace con amore e con parentado,

e con grande istanza il pregò che li dovesse ricevere nell’Aquila

con buona pace. Messer Lallo sentendosi in grande amore co’ suoi

cittadini, mostrò di poco temere i suoi avversari, e di volere servire

messer Filippo accettando la pace e la loro tornata nell’Aquila.

Messer Filippo semplicemente con alcuni suoi scudieri li facea venire

in Aquila, ed essendo già presso alla città, il popolo si levò a

romore, e prese l’arme gridando, viva il conte, e corsono alle porte e

serraronle. Messer Filippo sentendo il romore temette di sè, ma messer

Lallo fu subitamente a lui, confortandolo e scusando sè, che questo

non era sua fattura ma del popolo, per tema ch’avea de’ figliuoli di

messer Todino se rientrassono in Aquila. Messer Filippo turbato di

questo baratto si mise in concio di partire, e la mattina vegnente fu

in cammino. Messer Lallo accompagnandolo s’allungò dalla città tre

miglia, offerendosi a messer Filippo e scusandosi del caso avvenuto; e

volendosi tornare all’Aquila, e prendere congio da messer Filippo, per

fargli la reverenza all’usanza reale scese del suo cavallo, e com’era

ordinato, parlando messer Filippo con lui, e usando parole di minacce,

uno scudiere il fedì d’uno stocco, e un altro appresso, e ivi a’ piè di

messer Filippo fu morto messer Lallo per troppa confidanza, perdendo il

senno e la malizia tanto tempo usata nel suo reggimento. Messer Filippo

non s’arrestò per tema di quel popolo e del suo furore, ma senza alcuno

soggiorno tornò a Napoli, e gli Aquilani feciono gran lamento della

morte di messer Lallo, ma non essendovi il secondo, ritornarono senza

contasto alla consueta signoria reale; e questo avvenne di giugno 1354.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 134 / 214 题