_Come si provvedde a Firenze contra la compagnia._
Essendo la compagnia a Staggia, i Fiorentini richiesono i Pisani della
taglia loro per la lega fatta, che doveano essere ottocento cavalieri,
e mandarono un loro cittadino con un gran gonfalone con meno d’ottanta
barbute; e richiesti ancora i Perugini e’ Sanesi di cavalieri della
taglia, o almeno d’alcuna parte d’aiuto, catuno comune rispose ch’erano
d’accordo con la compagnia, e non manderebbono gente d’arme contro a
quella: e vedendosi il comune da tutti gli amici ingannato, e da non
potere resistere alla compagnia, fece suoi ambasciadori e mandolli a
Staggia alla compagnia per accordarsi e dare loro danari, ed eglino
non entrassono sul contado di Firenze. Giunti gli ambasciadori a
fra Moriale e al suo consiglio, furono ricevuti da loro senza avere
risposta; e incontanente a dì 4 di luglio si misono in via, e senza
arresto furono ne’ borghi di san Casciano, e correndo le contrade
d’attorno, facendo preda e ardendo ove a loro piacea senza trovare
contasto, e stettono fino a dì 10 del detto mese senza venire ad
accordo; allora fatti doni a’ caporali di fiorini tremila d’oro,
vennono a composizione di dare alla compagnia venticinquemila fiorini
d’oro. Gli ambasciadori pisani, innanzi che la tempesta rompesse
sopra loro, al detto luogo di san Casciano s’accordarono con loro di
dare fiorini sedicimila d’oro, e a’ caporali feciono doni. E avuta la
condotta da’ Fiorentini per la Val di Robbiana, condotti a Leona ebbono
il pagamento de’ detti comuni, e fatta la promissione, e le cautele e
il saramento di non tornare in sul contado di Firenze nè di Pisa infra
due anni, se n’andarono alla Città di Castello, ove stettono tanto
ch’ebbono quello che restava a dare loro messer Malatesta da Rimini
capitano di Forlì, e Gentile da Mogliano, e partita tra loro la moneta,
presono la ferma d’essere con la lega di Lombardia contro al signore
di Milano per centocinquantamila fiorini in quattro mesi. E rifermata
e giurata da capo sotto i loro capitani s’avviarono in Lombardia, e
fra Moriale con licenza degli altri caporali accomandò la compagnia al
conte di Lando e fecenelo suo vicario, ed egli se n’andò a Perugia,
per provvedere come alla tornata della compagnia e’ potesse in Italia
maggior male aoperare, e da’ Perugini fu ricevuto onoratamente, e fatto
cittadino di Perugia.