CAP. XV.

_Come procedettono i rettori di Firenze in questa sopravvenuta tempesta

della compagnia di fra Moriale._

In questo tempo si trovò fornito il comune di Firenze al priorato

d’uomini senza sentimento di virtù, golosi e sopra ogni sconvenevolezza

corrotti nel bere, e massimamente de’ nove i sei. Costoro disordinati

in se, non sapeano provvedere al soccorso del comune; tuttavia per

gli altri collegi fu provveduto in fretta di fare lega e compagnia

co’ Pisani, per prendere riparo contro alla compagnia, e dovea il

comune di Firenze avere in taglia milledugento cavalieri, e i Pisani

ottocento. E fatta la lega, catuno avea quasi il novero de’ suoi

cavalieri. La compagnia essendo ad Arezzo avea in animo d’andare al

soldo in Lombardia, e per questa cagione mandarono alcuno ambasciadore

al comune di Firenze per avere titolo d’essere in accordo col detto

comune, e lieve cosa che ’l comune avesse dato loro sarebbono stati

contenti per seguire loro viaggio: i priori indiscreti se ne feciono

beffe, e però non provvidono come con tanto fatto richiedea. Ma

i Valdarnesi per paura della ricolta, non ostante che ancora non

fosse in perfetta maturità, s’affrettarono di levarla de’ campi e

riducerla nelle castella; e la frontiera del Valdarno fu fornita di

cavalieri e di fanti assai bene alla guardia. La compagnia vedendo

che i Fiorentini per lieve cosa non si voleano accordare con loro,

cambiarono proponimento, e vedendo che il Valdarno era provveduto

contra loro, si tornarono a Siena. I Sanesi diedono loro da capo il

pane, e il passo e la guida di loro cittadini, e in calen di luglio

del detto anno l’ebbono condotta ne’ borghi di Staggia, e ivi si

stesono fino alla Badia a Isola sopra l’Elsa. Là si trovarono settemila

paglie di cavalieri, che cinquemila o più erano in arme cavalcanti,

fra i quali avea grande quantità di conestabili e di gentili uomini

diventati di pedoni bene montati e armati, con più di millecinquecento

masnadieri italiani, e oltre a costoro più di ventimila ribaldi e

femmine di mala condizione seguivano la compagnia per fare male, e

pascersi della carogna. E nondimeno per l’ordine dato loro per fra

Moriale grande aiuto e servigio n’avea, principalmente i cavalieri e’

masnadieri, e appresso tutto l’esercito. Le femmine lavavano i panni

e cocevano il pane, e avendo catuno le macinelle, che fatte avea loro

fare di piccole pietre, catuno facea farina, e per questo l’oste si

mantenea incredibilmente in abbondanza di farina e di pane, solo per la

provvisione e ordine dato per fra Moriale.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 132 / 214 题