_Come procedettono i rettori di Firenze in questa sopravvenuta tempesta
della compagnia di fra Moriale._
In questo tempo si trovò fornito il comune di Firenze al priorato
d’uomini senza sentimento di virtù, golosi e sopra ogni sconvenevolezza
corrotti nel bere, e massimamente de’ nove i sei. Costoro disordinati
in se, non sapeano provvedere al soccorso del comune; tuttavia per
gli altri collegi fu provveduto in fretta di fare lega e compagnia
co’ Pisani, per prendere riparo contro alla compagnia, e dovea il
comune di Firenze avere in taglia milledugento cavalieri, e i Pisani
ottocento. E fatta la lega, catuno avea quasi il novero de’ suoi
cavalieri. La compagnia essendo ad Arezzo avea in animo d’andare al
soldo in Lombardia, e per questa cagione mandarono alcuno ambasciadore
al comune di Firenze per avere titolo d’essere in accordo col detto
comune, e lieve cosa che ’l comune avesse dato loro sarebbono stati
contenti per seguire loro viaggio: i priori indiscreti se ne feciono
beffe, e però non provvidono come con tanto fatto richiedea. Ma
i Valdarnesi per paura della ricolta, non ostante che ancora non
fosse in perfetta maturità, s’affrettarono di levarla de’ campi e
riducerla nelle castella; e la frontiera del Valdarno fu fornita di
cavalieri e di fanti assai bene alla guardia. La compagnia vedendo
che i Fiorentini per lieve cosa non si voleano accordare con loro,
cambiarono proponimento, e vedendo che il Valdarno era provveduto
contra loro, si tornarono a Siena. I Sanesi diedono loro da capo il
pane, e il passo e la guida di loro cittadini, e in calen di luglio
del detto anno l’ebbono condotta ne’ borghi di Staggia, e ivi si
stesono fino alla Badia a Isola sopra l’Elsa. Là si trovarono settemila
paglie di cavalieri, che cinquemila o più erano in arme cavalcanti,
fra i quali avea grande quantità di conestabili e di gentili uomini
diventati di pedoni bene montati e armati, con più di millecinquecento
masnadieri italiani, e oltre a costoro più di ventimila ribaldi e
femmine di mala condizione seguivano la compagnia per fare male, e
pascersi della carogna. E nondimeno per l’ordine dato loro per fra
Moriale grande aiuto e servigio n’avea, principalmente i cavalieri e’
masnadieri, e appresso tutto l’esercito. Le femmine lavavano i panni
e cocevano il pane, e avendo catuno le macinelle, che fatte avea loro
fare di piccole pietre, catuno facea farina, e per questo l’oste si
mantenea incredibilmente in abbondanza di farina e di pane, solo per la
provvisione e ordine dato per fra Moriale.