CAP. XIV.

_Come i Perugini non tennono fede a’ Fiorentini e’ Sanesi._

Tornando nostra materia a’ fatti della compagnia di fra Moriale la

quale avea vernato nella Marca, temendo i comuni di Toscana ch’ella

non si stendesse sopra loro sprovveduti, s’accolsono insieme a

parlamento per loro ambasciadori, il comune di Firenze, e di Perugia,

e quello di Siena, e feciono e fermarono lega e compagnia contro la

detta compagnia, e taglia di tremila cavalieri; e perocch’ell’era

più vicina a Perugia, i Fiorentini mandarono la maggior parte de’

cavalieri che toccava loro della taglia, e metteano in concio di

mandare loro il rimanente, e così aveano fatto i Sanesi, per riparare

ch’ella non entrasse in Toscana. In questo tempo, del mese di giugno

del detto anno, la compagnia fu a Fuligno, e senza fare danno, ebbono

dal vescovo che n’era signore derrata per danaio, e licenza d’entrare

nella città senz’arme chi volea panni, o arnese o armadure comperare,

e ivi si rifornirono d’armadure e di molte altre cose di che aveano

grande bisogno. E stando ivi, mandarono cautamente per rompere la lega

loro ambasciadori a Perugia, dicendo, che gli aveano per amici, e non

intendeano di volere da loro se non vittuaglia derrata per danaio,

e il passo per lo loro terreno. I Perugini vedendosi potere levare

la compagnia da dosso senza loro danno, ruppono la fede della lega

promessa a’ Fiorentini e a’ Sanesi, e senza significare loro alcuna

cosa, o rimandare addietro i cavalieri a’ detti comuni ch’aveano

della taglia, s’accordarono con la compagnia, e diedono il passo e la

vittuaglia abbondantemente. Messer fra Moriale vedendosi avere rotta

la lega de’ comuni, baldanzosamente venne verso Montepulciano con la

sua compagnia, e prese la via per Asciano, ed entrò molto subitamente

nel contado di Siena, predando e pigliando uomini e bestiame. I

Sanesi vedendo la compagnia sul loro contado non attesono alla lega

ch’avessono co’ Fiorentini, nè a domandare loro aiuto o consiglio, ma

di presente elessono de’ loro cittadini ch’andassono a fra Moriale e

agli altri maggiori della compagnia a prendere accordo con loro, i

quali di presente promessono a’ caporali in segreto per le loro persone

fiorini tremila d’oro, e in palese per la compagnia ne promisono

tredicimila, e la vittuaglia derrata per danaio, e il passo per lo

loro terreno. Questa è la fede che ora e molte altre volte il comune

di Firenze ha trovata nelle leghe o compagnie c’ha fatto co’ suoi

vicini, che trovando loro vantaggio lo s’hanno preso. E dolendosene

poi il comune di Firenze a Perugia e a Siena, hanno risposto, che il

comune di Firenze non dee guardare a’ loro difetti, ma avere senno

e per se e per loro. Siamo contenti di ricordarlo qui e altrove per

esempio di quello che ancora ne potrà avvenire. Fornito per lo comune

di Siena il pane che domandarono, e dati de’ loro cittadini a conducere

la compagnia, presa la via per Monte a san Savino, condussonli in sul

contado d’Arezzo. E non trovando con gli Aretini modo d’avere danari,

s’accordarono con loro d’avere panno e vestimento, e calzamenti e vino

per li loro danari, perocchè n’aveano grande bisogno, e sicurarono

il contado, e senz’arme entrarono nella terra per le dette cose; non

riguardando però le biade de’ campi per li loro cavalli, nè l’altre

cose che potessono giugnere, senza fare gualdane o saccomanno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 131 / 214 题