_Come i Perugini non tennono fede a’ Fiorentini e’ Sanesi._
Tornando nostra materia a’ fatti della compagnia di fra Moriale la
quale avea vernato nella Marca, temendo i comuni di Toscana ch’ella
non si stendesse sopra loro sprovveduti, s’accolsono insieme a
parlamento per loro ambasciadori, il comune di Firenze, e di Perugia,
e quello di Siena, e feciono e fermarono lega e compagnia contro la
detta compagnia, e taglia di tremila cavalieri; e perocch’ell’era
più vicina a Perugia, i Fiorentini mandarono la maggior parte de’
cavalieri che toccava loro della taglia, e metteano in concio di
mandare loro il rimanente, e così aveano fatto i Sanesi, per riparare
ch’ella non entrasse in Toscana. In questo tempo, del mese di giugno
del detto anno, la compagnia fu a Fuligno, e senza fare danno, ebbono
dal vescovo che n’era signore derrata per danaio, e licenza d’entrare
nella città senz’arme chi volea panni, o arnese o armadure comperare,
e ivi si rifornirono d’armadure e di molte altre cose di che aveano
grande bisogno. E stando ivi, mandarono cautamente per rompere la lega
loro ambasciadori a Perugia, dicendo, che gli aveano per amici, e non
intendeano di volere da loro se non vittuaglia derrata per danaio,
e il passo per lo loro terreno. I Perugini vedendosi potere levare
la compagnia da dosso senza loro danno, ruppono la fede della lega
promessa a’ Fiorentini e a’ Sanesi, e senza significare loro alcuna
cosa, o rimandare addietro i cavalieri a’ detti comuni ch’aveano
della taglia, s’accordarono con la compagnia, e diedono il passo e la
vittuaglia abbondantemente. Messer fra Moriale vedendosi avere rotta
la lega de’ comuni, baldanzosamente venne verso Montepulciano con la
sua compagnia, e prese la via per Asciano, ed entrò molto subitamente
nel contado di Siena, predando e pigliando uomini e bestiame. I
Sanesi vedendo la compagnia sul loro contado non attesono alla lega
ch’avessono co’ Fiorentini, nè a domandare loro aiuto o consiglio, ma
di presente elessono de’ loro cittadini ch’andassono a fra Moriale e
agli altri maggiori della compagnia a prendere accordo con loro, i
quali di presente promessono a’ caporali in segreto per le loro persone
fiorini tremila d’oro, e in palese per la compagnia ne promisono
tredicimila, e la vittuaglia derrata per danaio, e il passo per lo
loro terreno. Questa è la fede che ora e molte altre volte il comune
di Firenze ha trovata nelle leghe o compagnie c’ha fatto co’ suoi
vicini, che trovando loro vantaggio lo s’hanno preso. E dolendosene
poi il comune di Firenze a Perugia e a Siena, hanno risposto, che il
comune di Firenze non dee guardare a’ loro difetti, ma avere senno
e per se e per loro. Siamo contenti di ricordarlo qui e altrove per
esempio di quello che ancora ne potrà avvenire. Fornito per lo comune
di Siena il pane che domandarono, e dati de’ loro cittadini a conducere
la compagnia, presa la via per Monte a san Savino, condussonli in sul
contado d’Arezzo. E non trovando con gli Aretini modo d’avere danari,
s’accordarono con loro d’avere panno e vestimento, e calzamenti e vino
per li loro danari, perocchè n’aveano grande bisogno, e sicurarono
il contado, e senz’arme entrarono nella terra per le dette cose; non
riguardando però le biade de’ campi per li loro cavalli, nè l’altre
cose che potessono giugnere, senza fare gualdane o saccomanno.