CAP. XIII.

_Come il legato ebbe la città d’Agobbio._

Di questo mese di giugno del detto anno, ragunatisi insieme gli

usciti d’Agobbio con loro amistà per andare a guastare il contado

d’Agobbio, richiesono il legato d’aiuto; il legato comandò loro che

non si movessono senza suo comandamento, dicendo, che non sarebbe

onore di santa Chiesa ch’egli assalisse prima la città ch’egli la

trovasse in colpa di disubbidienza o di ribellione: e però incontanente

fece formare processo contro a Giovanni di Cantuccio il quale

tirannescamente avea occupata quella terra, e mandogli comandando

che restituisse la città d’Agobbio a santa Chiesa senza dilazione,

altrimenti aspettasse la sentenza contro a se, e l’oste sopra la

città senza indugio. Giovanni sentendosi povero di danari, e senza

gente d’arme da potersi difendere, e odiato da’ cittadini dentro, e

senza speranza di soccorso di fuori, e vedendo il legato potente e

vittorioso, prese partito, e rispose, ch’era apparecchiato a ubbidire,

e così fece; e il legato mandò a prendere la guardia e la signoria

della città il conte Carlo da Doadola, e fecevelo suo vicario, il quale

con pace fu ricevuto nella città a grande onore. E presa la signoria

della terra vi rimise gli usciti senza niuno scandalo, salvo messer

Iacopo Gabbrielli come gli fu imposto, perocch’era grande e sentia del

tiranno. Giovanni si presentò al legato, e rimase appresso di lui, e

messer Iacopo ch’era suo nemico stando fuori d’Agobbio prendea sue

civanze nelle rettorie, malcontento di non potere ritornare in Agobbio.

La città fu riformata in libertà del popolo al governamento di santa

Chiesa, come per antico si solea governare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 130 / 214 题