_Come fu tolta l’arme al popolo di Bologna._
Pochi dì appresso il tagliamento de’ cittadini di Bologna, il tiranno
mandò per la città che in fra certi dì a venire catuno cittadino
di Bologna portasse tutte le sue armi nella chiesa di san Piero, e
rassegnassele agli uficiali che sopra ciò avea deputati, sotto certa
pena a chi nol facesse: il vile popolo, che l’armi non avea saputo
adoperare per sua salute, con tanta fretta le portò alla chiesa,
che gli uficiali deputati a riceverle non poteano comportare la
calca. E il tiranno conosciuti gli uomini tornati peggio che pecore
per la loro codardia gli trattò aspramente, e fece due quartieri di
Bologna costringere ad andare alle loro spese nell’oste senz’arme,
e là dovessono stare quindici dì, tanto che gli altri due quartieri
gli andassono a scambiare, e di presente fu ubbidito, andandovi ogni
maniera di gente con le mazze in mano; e quando gli ebbe così mossi,
mutò proposito temperando la crudeltà in avarizia, e fece ordine che
chi non vi volesse andare pagasse lire tre di bolognini per gita di
quindici dì; e costrinse tutta la città con certo ordine penale, che
chi non osservasse catuno dovesse manicare pane di gabella, il quale
facea fare aspro e forte, nè altro pane non s’osava fare nè cuocere
nella terra, ond’egli traeva molti danari. E allora avendo tra di que’
di Bologna e che gli mandò l’arcivescovo duemila cavalieri e popolo
assai, da capo ripose l’assedio alla città di Modena, e i Modenesi
essendo forniti di cavalieri e di pedoni alla guardia, e d’abbondanza
di vittuaglia, si stavano a guardare le mura, attendendo il soccorso di
quelli della lega.