CAP. XII.

_Come fu tolta l’arme al popolo di Bologna._

Pochi dì appresso il tagliamento de’ cittadini di Bologna, il tiranno

mandò per la città che in fra certi dì a venire catuno cittadino

di Bologna portasse tutte le sue armi nella chiesa di san Piero, e

rassegnassele agli uficiali che sopra ciò avea deputati, sotto certa

pena a chi nol facesse: il vile popolo, che l’armi non avea saputo

adoperare per sua salute, con tanta fretta le portò alla chiesa,

che gli uficiali deputati a riceverle non poteano comportare la

calca. E il tiranno conosciuti gli uomini tornati peggio che pecore

per la loro codardia gli trattò aspramente, e fece due quartieri di

Bologna costringere ad andare alle loro spese nell’oste senz’arme,

e là dovessono stare quindici dì, tanto che gli altri due quartieri

gli andassono a scambiare, e di presente fu ubbidito, andandovi ogni

maniera di gente con le mazze in mano; e quando gli ebbe così mossi,

mutò proposito temperando la crudeltà in avarizia, e fece ordine che

chi non vi volesse andare pagasse lire tre di bolognini per gita di

quindici dì; e costrinse tutta la città con certo ordine penale, che

chi non osservasse catuno dovesse manicare pane di gabella, il quale

facea fare aspro e forte, nè altro pane non s’osava fare nè cuocere

nella terra, ond’egli traeva molti danari. E allora avendo tra di que’

di Bologna e che gli mandò l’arcivescovo duemila cavalieri e popolo

assai, da capo ripose l’assedio alla città di Modena, e i Modenesi

essendo forniti di cavalieri e di pedoni alla guardia, e d’abbondanza

di vittuaglia, si stavano a guardare le mura, attendendo il soccorso di

quelli della lega.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 129 / 214 题