_Come il popolo di Bologna si levò a romore per avere loro libertà, e
fu in maggiore servaggio._
Del mese di giugno del detto anno, messer Giovanni da Oleggio vicario
di Bologna essendo assicurato de’ fatti della compagnia intendeva
di riporre l’oste a Modena, e fece comandamento a due quartieri
di Bologna che s’apparecchiassono dell’armi, e a mille uomini di
catuno degli altri due quartieri, per andare nell’oste a Modena. I
cittadini si gravavano di questo fatto per due cagioni, l’una, perchè
parea loro troppo aspro servaggio essere mandati nell’oste a modo di
soldati senza soldo, e l’altra, che que’ di Modena erano loro vicini
e antichi amici. E però venuto il termine assegnato, il signore fece
sollecitare la gente co’ suoi bandi e stormeggiare le campane, ma
però niuno s’armava o facea vista di volere andare, e reiterati i
bandi con grandi pene, cominciò il popolo a mormorare, e appresso a
dolersi l’uno con l’altro nelle vie e nelle piazze. In questo stante
cominciarono alcuni a gridare popolo popolo; e udito il romore catuno
prese l’arme, e gran parte del popolo trasse a casa i Bianchi. Il
dì era venuto da ricoverare loro franchigia: perchè sentendo messer
Giovanni da Oleggio il popolo armato contro a se impaurì sì forte,
che non sapea che si fare, e racchiusesi nel suo castello. I soldati
forestieri non faceano resistenza al popolo armato e commosso, e gran
parte avrebbe seguito il popolo per paura di loro; nondimeno per non
essere morti nè rubati nella terra, si ridussono e ingrossavano alla
fortezza del tiranno, essendo il popolo a casa i Bianchi. Messer Iacopo
uomo di grande autorità, pro’ e ardito, capo di quella casa, montato a
cavallo armato, e inviato verso la piazza col popolo, ove non avrebbe
trovato contasto, che non v’era, e il popolo avrebbe preso ardire, e
cacciato il tiranno, e assediatolo nel castello e presolo, che non
v’era rimedio, e quella città tornava in libertà, ma non erano ancora
puniti i loro peccati. E però avvenne, che andando messer Iacopo de’
Bianchi col popolo infocato verso la piazza, il genero di messer Iacopo
gli si fece incontro maliziosamente, ch’era de’ rientrati in Bologna,
e amava il tiranno, e con mendaci parole gli mostrò, che l’andare alla
piazza era di gran pericolo a lui e al popolo. Il cavaliere invilì
dando fede alle parole del genero, e diè la volta, e tornossi a casa, e
il popolo perdè e raffreddò il furore, e cominciò catuno ad abbandonare
le vie e le piazze ov’erano ragunati per le vicinanze, e tornarsi
alle proprie case. Il Bocca de’ Sabatini e altri di nuovo tornati
in Bologna per paura de’ loro avversari cittadini presono l’armi, e
montarono a cavallo e andarono al tiranno, dicendo, che ’l furore del
popolo era tornato in paura, e che avendo le sue masnade a cavallo e a
piè correrebbono la terra senza trovare contasto. Il tiranno vedendo
questi cittadini prese ardire, e diè loro cavalieri e masnadieri, e
rimasesi nel castello in buona guardia. Costoro corsono la terra,
gridando, viva il capitano, e in niuna parte trovarono resistenza o
contasto, ma vilissimamente i cittadini posono giù l’armi. Il signore
ripreso l’ardire sentendo disarmato il popolo, mandò sue genti a casa
i Bentivogli capo de’ beccari, ch’erano di gran podere nel popolo, e
presine alquanti di loro fece rubare le case, e gli altri si fuggirono.
Appresso mandò e fece pigliare messer Iacopo de’ Bianchi e un altro suo
consorto, e molti altri grandi cittadini, e senza troppa dilazione o
processi fece a messer Iacopo e al consorto tagliare la testa: e questo
gli avvenne per voler credere al consiglio del genero più che alla sua
apparecchiata salute e del suo popolo; appresso fece decapitare uno
de’ Gozzadini valente uomo, e a più de’ Bentivogli e ad altri grandi
popolani, che in tutto a questa volta furono trentadue, e molti ne
ritenne in prigione, de’ quali parte ne condannò in danari, e un’altra
a’ confini come a lui piacque. E avendosi cominciato a involgere nel
cittadinesco sangue, divenne crudele e di maggiore furore contro a’
suoi sudditi; onde i cittadini temeano sì forte, che non ardivano a
pena nelle loro case a favellare. Nondimeno per lo caso avvenuto, a
lui entrò tanta paura in corpo, che molti mesi stette rinchiuso nel
castello, e continuava ad accrescere gente, e fare maggiore guardia
nella città, e i cittadini tenea sotto più aspro giogo, come leggendo
si potrà trovare.