_Come il prefetto s’arrendè al legato liberamente._
Il legato del papa avendo fatto guastare intorno a Viterbo, seguendo
d’abbattere il prefetto, sentendolo in Orvieto vi cavalcò con tutta la
sua gente d’arme, e pose l’assedio alla città strignendola intorno con
più battifolli, facendo correre ogni dì infino alle porti. Il prefetto
che v’era dentro mal veduto da’ cittadini, ed avea cercato di volere
dare per moglie la figliuola sua al fratello di fra Moriale con gran
dote per avere aiuto della sua compagnia, e averne perduta la speranza
d’ogni altro soccorso, si pensò per l’odio che i cittadini d’Orvieto e
di Viterbo gli portavano che un dì a furore di popolo sarebbe morto o
dato preso al legato, e tosto gli sarebbe venuto fatto per la piccola
forza che da se avea, e perchè gli Orvietani erano guelfi e uomini di
santa Chiesa, e mal volontieri sosteneano l’assedio, per la qual cosa
come uomo savio e avveduto de’ casi del mondo, non sapendo vedere altro
rimedio a’ fatti suoi, si dispose a volere accordo col legato, e per
questo acchetò gli animi de’ cittadini; e incontanente mandò al comune
di Perugia che mandassono alcuno ambasciadore al legato, che per le
loro mani voleva fare l’accordo con lui. Il comune vi mandò solenni
ambasciadori a ciò fare, ma il legato altre volte ingannato da lui e
da’ suoi baratti non li volle udire, e con ogni sollecitudine stringeva
la terra più l’un dì che l’altro, e a niuno patto si voleva recare
col prefetto. E stringendo la paura il prefetto, mandò il figliuolo
al legato dicendo, che gli piacesse venire per la città, e ricevere
il prefetto senza alcuno patto alla sua misericordia. L’altra mattina
venne il legato colla sua gente a Orvieto, e il prefetto a piede con
molti cittadini gli venne incontro fuori della città bene un miglio, e
giunto a lui, si gittò a’ piedi del cavallo ginocchione domandandogli
misericordia, rendendo se e tutte le terre che teneva di santa Chiesa
alla sua volontà. Il legato il fece stare alquanto ginocchione, e
poi gli comandò che montasse a cavallo, e montato dietro a lui se
n’entrarono in Orvieto, ove il legato fu ricevuto con grande festa e
allegrezza da’ cittadini. E appresso mandò il legato a Viterbo, e fugli
renduta la città e le castella, e così tutte l’altre terre che tenea
il prefetto, e il prefetto e ’l figliuolo rimasono appresso del legato
col loro patrimonio, e oltre a ciò gli diè il legato per certo tempo la
signoria della città di... terra di buona rendita per la pastura delle
bestie.