CAP. X.

_Come il prefetto s’arrendè al legato liberamente._

Il legato del papa avendo fatto guastare intorno a Viterbo, seguendo

d’abbattere il prefetto, sentendolo in Orvieto vi cavalcò con tutta la

sua gente d’arme, e pose l’assedio alla città strignendola intorno con

più battifolli, facendo correre ogni dì infino alle porti. Il prefetto

che v’era dentro mal veduto da’ cittadini, ed avea cercato di volere

dare per moglie la figliuola sua al fratello di fra Moriale con gran

dote per avere aiuto della sua compagnia, e averne perduta la speranza

d’ogni altro soccorso, si pensò per l’odio che i cittadini d’Orvieto e

di Viterbo gli portavano che un dì a furore di popolo sarebbe morto o

dato preso al legato, e tosto gli sarebbe venuto fatto per la piccola

forza che da se avea, e perchè gli Orvietani erano guelfi e uomini di

santa Chiesa, e mal volontieri sosteneano l’assedio, per la qual cosa

come uomo savio e avveduto de’ casi del mondo, non sapendo vedere altro

rimedio a’ fatti suoi, si dispose a volere accordo col legato, e per

questo acchetò gli animi de’ cittadini; e incontanente mandò al comune

di Perugia che mandassono alcuno ambasciadore al legato, che per le

loro mani voleva fare l’accordo con lui. Il comune vi mandò solenni

ambasciadori a ciò fare, ma il legato altre volte ingannato da lui e

da’ suoi baratti non li volle udire, e con ogni sollecitudine stringeva

la terra più l’un dì che l’altro, e a niuno patto si voleva recare

col prefetto. E stringendo la paura il prefetto, mandò il figliuolo

al legato dicendo, che gli piacesse venire per la città, e ricevere

il prefetto senza alcuno patto alla sua misericordia. L’altra mattina

venne il legato colla sua gente a Orvieto, e il prefetto a piede con

molti cittadini gli venne incontro fuori della città bene un miglio, e

giunto a lui, si gittò a’ piedi del cavallo ginocchione domandandogli

misericordia, rendendo se e tutte le terre che teneva di santa Chiesa

alla sua volontà. Il legato il fece stare alquanto ginocchione, e

poi gli comandò che montasse a cavallo, e montato dietro a lui se

n’entrarono in Orvieto, ove il legato fu ricevuto con grande festa e

allegrezza da’ cittadini. E appresso mandò il legato a Viterbo, e fugli

renduta la città e le castella, e così tutte l’altre terre che tenea

il prefetto, e il prefetto e ’l figliuolo rimasono appresso del legato

col loro patrimonio, e oltre a ciò gli diè il legato per certo tempo la

signoria della città di... terra di buona rendita per la pastura delle

bestie.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 127 / 214 题