_Come il legato e i Romani guastarono il contado di Viterbo._
Del detto mese di maggio, del detto anno, vedendo il legato la
contumacia e la malizia del prefetto da Vico, e che la sua superbia
ogni dì montava in vergogna di santa Chiesa, provvide che contro a
lui bisognava altre operazioni che suono di campane e fumo di candele
spente. E però accolse gente d’arme, tanto ch’ebbe milletrecento
cavalieri di soldo, e richiese il popolo di Roma per fare il guasto
sopra la città di Viterbo, i quali Romani per grande animo ch’aveano
di fare danno a’ Viterbesi, essendo la gente del legato sopra Viterbo,
vi mandarono diecimila uomini, e aggiunti con le masnade del legato,
in pochi dì feciono assai gran danno intorno a Viterbo. E saziata in
parte la volontà del popolo romano si tornarono a Roma: e il legato
abbattuto alcuna parte dell’orgoglio del prefetto, e conturbato l’animo
de’ cittadini contro al tiranno, se ne tornò con la sua gente a
Montefiascone senza alcuno impedimento.