_D’una notabile maraviglia della reverenza, della tavola di santa Maria
in Pineta._
Essendo per influenza di costellazione e di segni avvenuti in cielo
in quest’anno continovato tre mesi o più, nel tempo che le biade
hanno maggiore bisogno delle piove, continovato secco, erano quelle
già in tutta Toscana aride e in estremi, da sperare sterilità e
fame: i Fiorentini temendo di perdere i frutti della terra ricorsone
all’aiutorio divino, facendo fare orazioni e continove processioni
per la città e per lo contado, e quante più processioni si faceano
più diventava il dì e la notte sereno il cielo. I cittadini vedendo
che questo non giovava, con grande divozione e speranza ricorsono
all’aiuto di nostra Donna, e feciono trarre fuori l’antica figura di
nostra Donna dipinta nella tavola di santa Maria in Pineta, e a dì 9 di
maggio 1354, fatto apparecchiamento per lo comune di molti doppieri, e
mosso il chericato con tutte le religioni, col braccio di messer san
Filippo apostolo, e con la venerabile testa di san Zanobi, e con molte
altre sante reliquie, quasi tutto il popolo uomini e donne e fanciulli,
co’ priori e con tutte le signorie di Firenze, sonando le campane del
comune e delle chiese a Dio lodiamo, andarono incontro alla detta
tavola infino fuori della porta di san Piero Gattolino: e la detta
tavola guardavano e conducevano quelli della casa de’ Buondelmonti
padroni della detta pieve reverentemente con gli uomini del piviere. E
giunto il vescovo con la processione, e con le reliquie e col popolo
alla santa figura, con grande reverenza e solennità la condussono
fino a san Giovanni, e di là fu condotta a san Miniato a Monte, e poi
riportata nel suo antico luogo a santa Maria in Pineta. Avvenne, che in
quella giornata continovando la processione il cielo empiè di nuvoli,
e il secondo dì sostenne il nuvolato, che per molte volte prima s’era
continovo per la calura consumato, il terzo dì cominciarono a stillare
minuto e poco, e il quarto a piovere abbondantemente, e conseguì l’uno
dì appresso l’altro sette dì continovi un’acqua minuta e cheta che
tutta s’impinguava nella terra, in singolare e manifesto beneficio di
quello che bisognava a racquistare le biade e’ frutti; e non fu meno
mirabile dono di grazia per l’ordinata e utile piova, che per la piova
medesima. Avvenne, che dove si stimava sterilità grande per la ricolta
prossima a venire, conseguì ubertosa di tutti i beni che la terra
produce.