CAP. III.

_Come gran parte dell’isola di Cicilia venne all’ubbidienza del re

Luigi._

Avendo raccontato addietro molte volte del male stato dell’isola di

Cicilia, al presente ci occorre a dire come per la detta cagione don

Luigi figliuolo di don Pietro, a cui s’appartenea d’essere signore,

avea trattato accordo col re Luigi, ed erano venuti a concordia che

si dovesse nominare re di Trinacria, e riconoscere la Cicilia dal re

Luigi e fargliene omaggio, e dargliene ogni anno certa somma sopra il

censo della Chiesa per suo omaggio; e a questo s’erano accordati, ma

non aveano ancora piuvicata la pace nè fatte l’obbligazioni. In questo

stante, il conte Simone di Chiaramonte capo della setta degl’Italiani,

il quale aveva in sua forza molte città e castella dell’isola, avendo

anche lungamente tenuto trattato col re Luigi acciocchè la concordia

del re non si facesse, pervenne al suo trattato con l’opere. Ed essendo

allora l’isola in gran fame, promise a’ suoi soccorso di vittuaglia e

forte braccio alla loro difesa: i popoli per l’inopia gli assentirono,

e il re Luigi si fermò con lui. E facendo suo isforzo, mandò messer

Niccola Acciaiuoli grande siniscalco, ch’era stato menatore di questo

trattato, con cento cavalieri e con quattrocento fanti di soldo in su

l’isola, con sei galee e due panfani, e tre legni di carico, e trenta

barche grosse cariche di grano e d’altra vittuaglia. Prima fu dato

loro il forte castello di Melazzo, ove lasciò cinquanta cavalieri e

cento fanti, e appresso con tutto il navilio e col resto della gente

dell’arme se n’andò a Palermo, e con gran festa fu ricevuto da’

Palermitani, che per fame più non aveano vita, e prese la signoria

della città di Palermo e la guardia del castello con quella gente

ch’egli avea, e delle castella e del suo distretto. E incontanente

le sette degl’Italiani fece rubellare a don Luigi e alla parte de’

Catalani, e seguirono quelli di Chiaramonte, dandosi al re Luigi la

città di Trapani, e quella di Saragozza, Girgenti, la Licata, Mazzara,

Marsala, Castro Gianni, e molte altre terre e castella, che in tutto

furono tra città e buone terre e castella centododici, alle quali il

detto re Luigi per povertà di gente e di danari non potè mandare aiuto

d’alcuna forza di gente d’arme oltre a quella ch’era in Palermo e in

Melazzo; ma tanta era l’impossibilità dell’altra parte, che la cosa

rimase senza movimento di altra gente alcuno tempo. Alla parte del

re Luigi rispondeva la Calabria, portando loro vittuaglia ond’elli

aveano gran bisogno, e questo gli sostenea in fede col detto re Luigi.

È vero che fu biasimato di non avere tenuto fede a don Luigi del

trattato ch’avea fatto con lui per pace dell’isola, e la scusa del re

fu, dicendo, che non gli avea attenuti i patti. Il vero rimase nel

suo luogo, e il fatto seguì come narrato abbiamo. Questa novità fu

nell’isola a dì 17 d’aprile 1354.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 120 / 214 题