_Come gran parte dell’isola di Cicilia venne all’ubbidienza del re
Luigi._
Avendo raccontato addietro molte volte del male stato dell’isola di
Cicilia, al presente ci occorre a dire come per la detta cagione don
Luigi figliuolo di don Pietro, a cui s’appartenea d’essere signore,
avea trattato accordo col re Luigi, ed erano venuti a concordia che
si dovesse nominare re di Trinacria, e riconoscere la Cicilia dal re
Luigi e fargliene omaggio, e dargliene ogni anno certa somma sopra il
censo della Chiesa per suo omaggio; e a questo s’erano accordati, ma
non aveano ancora piuvicata la pace nè fatte l’obbligazioni. In questo
stante, il conte Simone di Chiaramonte capo della setta degl’Italiani,
il quale aveva in sua forza molte città e castella dell’isola, avendo
anche lungamente tenuto trattato col re Luigi acciocchè la concordia
del re non si facesse, pervenne al suo trattato con l’opere. Ed essendo
allora l’isola in gran fame, promise a’ suoi soccorso di vittuaglia e
forte braccio alla loro difesa: i popoli per l’inopia gli assentirono,
e il re Luigi si fermò con lui. E facendo suo isforzo, mandò messer
Niccola Acciaiuoli grande siniscalco, ch’era stato menatore di questo
trattato, con cento cavalieri e con quattrocento fanti di soldo in su
l’isola, con sei galee e due panfani, e tre legni di carico, e trenta
barche grosse cariche di grano e d’altra vittuaglia. Prima fu dato
loro il forte castello di Melazzo, ove lasciò cinquanta cavalieri e
cento fanti, e appresso con tutto il navilio e col resto della gente
dell’arme se n’andò a Palermo, e con gran festa fu ricevuto da’
Palermitani, che per fame più non aveano vita, e prese la signoria
della città di Palermo e la guardia del castello con quella gente
ch’egli avea, e delle castella e del suo distretto. E incontanente
le sette degl’Italiani fece rubellare a don Luigi e alla parte de’
Catalani, e seguirono quelli di Chiaramonte, dandosi al re Luigi la
città di Trapani, e quella di Saragozza, Girgenti, la Licata, Mazzara,
Marsala, Castro Gianni, e molte altre terre e castella, che in tutto
furono tra città e buone terre e castella centododici, alle quali il
detto re Luigi per povertà di gente e di danari non potè mandare aiuto
d’alcuna forza di gente d’arme oltre a quella ch’era in Palermo e in
Melazzo; ma tanta era l’impossibilità dell’altra parte, che la cosa
rimase senza movimento di altra gente alcuno tempo. Alla parte del
re Luigi rispondeva la Calabria, portando loro vittuaglia ond’elli
aveano gran bisogno, e questo gli sostenea in fede col detto re Luigi.
È vero che fu biasimato di non avere tenuto fede a don Luigi del
trattato ch’avea fatto con lui per pace dell’isola, e la scusa del re
fu, dicendo, che non gli avea attenuti i patti. Il vero rimase nel
suo luogo, e il fatto seguì come narrato abbiamo. Questa novità fu
nell’isola a dì 17 d’aprile 1354.