_Di certe rivolture di tiranni di Lombardia, e di più cose per lo
tradimento di Verona_
Detto abbiamo poco addietro come il Gran Cane della Scala si tenea aver
perduta Verona per operazione del signore di Mantova, ed era contro a
lui forte inanimato per lo fallo ch’egli avea fatto; essendo con lui
nella lega s’era rotto dalla lega degli altri, e trattava d’allegarsi
coll’arcivescovo di Milano e col marchese di Brandimborgo per far
guerra coll’arcivescovo insieme contro a Mantova, e l’arcivescovo molto
vi venia volentieri, e furono le cose tanto innanzi, che per tutto
corse la voce ch’ell’era fatta. Il comune di Vinegia conoscendo che
questa discordia poteva tornare a grande pericolo del loro comune e
degli altri loro collegati lombardi, mandarono di loro assentimento al
Gran Cane solenni ambasciadori, per rivocarlo alla lega e compagnia
ch’aveano insieme, e far fare al signore di Mantova l’ammenda del suo
fallo; e seguendo gli ambasciadori solennemente quello che fu loro
commesso, operarono tanto, che ’l signore di Mantova fece l’ammenda
come messer Gran Cane volle, e per la stima del danno ricevuto diede
trentamila fiorini d’oro a messer Gran Cane, i quali promise, e pagò
poi per lui il comune di Vinegia, e il signore di Mantova ne diè loro
in guardia tre buone castella: e per questo modo fu fatta la pace, e
lasciati di prigione que’ di Mantova, e messer Gran Cane tornò alla
lega com’era in prima. Essendo raffermata la lega, ne’ porti di Mantova
si trovò in un dì molta mercatanzia di Milanesi e d’altri distrettuali
dell’arcivescovo, e perocchè a stanza dell’arcivescovo il signore di
Mantova s’era mosso a far quello onde gli era convenuto fare ammenda di
fiorini trentamila d’oro, di fatto fece arrestare tutto, e ripresesi
sopra i Milanesi e distrettuali dell’arcivescovo di più che non
restituì al signore di Verona, la qual cosa l’arcivescovo e’ suoi si
recarono a grande onta.