CAP. CVI.

_De’ fatti del monte._

La fede utile sopra l’altre cose, e gran sussidio a’ bisogni della

repubblica, ci dà materia di non lasciare in oblivione quello che

seguita. Il nostro comune, per guerra ch’ebbe co’ Pisani per lo fatto

di Lucca, si trovò avere accattati da’ suoi cittadini più di seicento

migliaia di fiorini d’oro; e non avendo d’onde renderli, purgò il

debito, e tornollo a cinquecentoquattro migliaia di fiorini d’oro

e centinaia, e fecene un monte, facendo in quattro libri, catuno

quartiere per se, scrivere i creditori per alfabeto, e ordinò con certe

leggi penali, alla camera del papa obbligate, chi per modo diretto o

indiretto venisse contro a privilegio e immunità ch’avessono i danari

del monte. E ordinò che in perpetuo ogni mese, catuno creditore dovesse

avere e avesse per dono d’anno e interesso uno danaio per lira, e che i

danari del monte ad alcuno non si potessono torre per alcuna cagione,

o malificio, o bando, o condannagione che alcuno avesse; e che i detti

danari non potessono essere staggiti per alcuno debito, nè per alcune

dote, nè fare di quelli alcuna esecuzione, e che lecito fosse a catuno

poterli vendere e trasmutare, e così a catuno in cui si trovassono

trasmutati, que’ privilegi, e quell’immunità, e quello dono avesse il

successore che ’l principale. E cominciato questo gli anni di Cristo

1345, sopravvenendo al comune molte gravi fortune e smisurati bisogni,

mai questa fede non maculò, onde avvenne che sempre a’ suoi bisogni

per la fede servata trovava prestanza da’ suoi cittadini senza alcuno

rammaricamento: e molto ci si avanzava sopra il monte, accattandone

contanti cento, e facendone finire al monte altri cento, a certo

termine n’assegnava dugento sopra le gabelle del comune, sicchè i

cittadini il meno guadagnavano col comune a ragione di quindici per

centinaio l’anno. Essendo i libri e le ragioni mal guidate per i notai

che non gli sapeano correggere, e avevanvi commessi molti errori e

falsi dati, si ridussono in mano di scrivani uomini mercatanti che gli

correggessono, e corressono molto chiaramente a salvezza del comune e

de’ creditori, avendo al continovo uno notaio che facea carta delle

trasmutagioni per licenza del vero creditore, e poi gli scrivani gli

acconciavano in su’ registri del comune, levando dall’uno e ponendo

all’altro. Di questi contratti de’ comperatori si feciono in Firenze

l’anno 1353 e 1354 molte questioni, se la compera era lecita senza

tenimento di restituzione o nò, eziandio che il comperatore il facesse

a fine d’avere l’utile che il comune avea ordinato a’ creditori, e

comperando i fiorini cento prestati al comune per lo primo creditore

venticinque fiorini d’oro, e più e meno com’era il corso loro,

l’opinione de’ teologi e de’ legisti in molte disputazioni furono

varie, che l’uno tenea che fusse illecito e tenuto alla restituzione,

e l’altro nò, e i religiosi ne predicavano diversamente: que’

dell’ordine di san Domenico diceano che non si potea fare lecitamente,

e con loro s’accostavano de’ romitani, e i minori predicavano che si

potea fare, e per questo la gente ne stava intenebrata. Era in questi

tempi in Firenze copia di maestri in teologia, fra i quali de’ più

eccellenti era maestro Piero degli Strozzi de’ frati predicatori, e

maestro Francesco da Empoli de’ minori; maestro Piero dicea che non

era lecito contratto, e predicavalo senza dimostrarne le ragioni

chiare; perchè maestro Francesco de’ minori avendo sopra ciò con grande

diligenza avute molte disputazioni con altri maestri in divinità,

e con dottori di legge e di decretali, al tutto chiarì, e tenne, e

predicò, e scrisse ch’era lecito, e senza tenimento di restituzione a

chi il facea, senza fare contro a sua coscienza; e le ragioni perchè

scrisse e mandò a tutte le regole, apparecchiato a mantenere quello

che predicato e scritto avea. Nondimeno i predicatori e’ loro maestri

non si rimossono della loro opinione, predicando che non si potea fare

lecitamente e senza restituzione; e della loro opinione non mostrarono

ragione, e contro alle scritte per maestro Francesco non contradissono

con alcuna ragione; e per questo a molti rimase in dubbio il detto

contratto, e molti l’ebbono per chiaro accostandosi alle ragioni del

maestro Francesco, e senza riprensione di loro coscienza vendevano e

comperavano, facendone traffico come d’un’altra mercatanzia. Se ’l

contratto si potea provare usurario, debito era a chi ’l predicava

di riprovare quello che si provava in contrario, per trarre la gente

d’errore; se lecitamente fare si poteva, considerato che gli uomini

sono cupidi a guadagnare, male era a recare loro in sospetto, e

contaminare le coscienze di quello che lecito era per non discrete

predicazioni.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 110 / 214 题