CAP. CVII.

_Del processo della grande compagnia di fra Moriale della Marca._

Tornando alla nuova tempesta di fra Moriale e di sua compagnia, rimasi

nella Marca dopo la partita di messer Malatesta dall’assedio di

Fermo, cominciarono a cavalcare il paese e fare in ogni parte preda,

e vinsono per forza Mondelfoglio, e le Fratte, e san Vito, e sei

altre castelletta nel paese, e scorsono a Iesi, e rubarono i borghi

e predarono il paese. Appresso combatterono Feltrino e vinsonlo per

forza, e uccisonvi da cinquant’uomini, e perch’era pieno d’ogni bene

da vivere vi dimorarono un mese. E in fra questo tempo ebbono Monte

di Fano, e Monte di Fiore, e più altre castella d’intorno per paura

feciono i loro comandamenti. Per la fama delle grandi prede che faceva

la compagnia, molti soldati ch’aveano compiute le loro ferme, senza

volere più soldo traevano a fra Moriale, e assai in prova si facevano

cassare per essere con lui, ed egli li faceva scrivere, e con ordine

dava a catuno certa parte al bottino, e tutte le ruberie e prede

ch’erano venali facea vendere, e sicurava i comperatori, e facevali

scorgere lealmente, per dare corso alla sua mercatanzia. E ordinò

camarlingo che ricevea e pagava, e fece consiglieri e segretari con

cui guidava tutto; e da tutti i cavalieri e masnadieri era ubbidito

come fosse loro signore, e mantenea ragione tra loro, la quale faceva

spedire sommariamente. E così ordinati cavalcarono, e mutavano paese, e

vennono a Montelupone, il quale per paura s’arrendè loro, e stettonvi

venti dì; e raunata ivi la preda fatta nel paese e la sostanza

del castello, ogni cosa ne trassono senza far male agli uomini, e

cavalcarono alla marina e presono Umana, e combatterono Orivolo, e non

l’ebbono, e da Umana andarono sopra Ancona, e presono la Falconara

a patti salve le persone. E in que’ dì ebbono otto castella che

s’arrenderono loro in sull’Anconitano, fuggendo le persone, e lasciando

le terre e la roba alla compagnia. Appresso tornarono sopra Iesi, e per

forza ebbono Alberello ed un altro castello, e tutto recarono in preda,

e poi andarono a Castelficardo pieno di molta vittuaglia, e quello

combattendo vinsono per forza. E del mese di marzo presono il castello

delle Staffole pieno di molto vino, ed il Massaccio e la Penna. E per

tutto quel paese il residuo del verno sparsono la loro irreparabile

tempesta, rubando e uccidendo, e facendo ogni sconcio male a’ paesani,

e singolarmente più a’ sudditi di messer Malatesta, avendo delle sue

terre quarantaquattro castella in loro servaggio, e avendo stadico un

figliuolo del capitano di Forlì, e Gentile da Mogliano, per li soldi

che promessi aveano alla detta compagnia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 112 / 214 题