CAP. CIV.

_D’un gran fuoco ch’apparve nell’aria._

Il primo dì di marzo, alle sei ore della notte, si mosse uno sformato

fuoco nell’aria, il quale corse per gherbino in verso greco, come

aveva fatto l’altro che prima era venuto col tremuoto, ma di lume e

d’infiammagione non fu molto minore. A questo seguitò grande secco,

perocchè infino al giugno non caddono acque che podere avessono di

bagnare la terra, per la qual cosa il grano e le biade cresciute il

verno e parte della primavera, e in buona speranza di ricolta, a tanto

erano condotte per lo secco, che se non fosse la manifesta grazia che

Madonna fece alla processione dell’antica tavola della sua effigie di

santa Maria in Pineta, come al suo tempo si diviserà, erano i popoli di

Toscana fuori di speranza di ricogliere grano, o biada o altri frutti

in quest’anno per nutricamento di quattro mesi; e però non ci pare

da lasciare in silenzio il caso di questo segno, per ammaestramento

de’ tempi avvenire. Seguitò ancora l’avvenimento dell’imperadore in

quest’anno in Italia e la sua coronazione, e avvenimento di grandi

terremuoti, come appresso racconteremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 108 / 214 题