_Come fu deliberato per la Chiesa l’avvenimento dell’imperadore in
Italia._
Avendo l’eletto imperadore prima veduto come i comuni di Toscana
l’aveano richiesto per farlo valicare in Italia, e da loro non s’era
rotto, e appresso era richiesto dalla lega de’ Lombardi, e con loro
tenea benevoglienza e trattato, e ancora l’arcivescovo avea appo
lui continovi ambasciadori che gli offeriano il loro aiuto alla sua
coronazione, per le quali cose considerò che agevolmente e senza
resistenza e’ potea valicare per la corona. E però sostenendo catuna
parte in speranza e in amore, mandò a corte di Roma ad Avignone per
avere licenza e la benedizione papale, e i legati e ’l sussidio
promesso dalla Chiesa per la sua coronazione. Gli ambasciadori furono
graziosamente ricevuti dal papa, e udita la domanda dell’eletto
debita e giusta, tenuti sopra ciò alquanti consigli e consistori, del
mese di febbraio del detto anno, fu deliberato per lo papa e per li
cardinali ch’egli avesse la licenza, e la benedizione, e i legati per
la sua coronazione; altro sussidio non gli promisono. E partiti gli
ambasciadori da corte, tra i cardinali ebbe divisione e tire di coloro
ch’avessono la legazione per venire con lui, e per le dette tire, e
perchè l’avvenimento non parea presto, si rimase la commessione de’
legati infino al tempo dell’avvenimento suo; onde si raffreddarono i
procacciatori, non sentendolo ricco da trarre da lui quello che la loro
avarizia prima si pensava.