CAP. CI.

_Come messer Gran Cane racquistò Verona, e fu morto messer Frignano._

Quando messer Gran Cane cavalcava al marchese di Brandimborgo avea

con seco il fratello, e sospicando di novità quando sentì l’aguato

del signore di Castelborgo rimandò il fratello addietro, il quale

venendo nel paese, sentì come messer Frignano avea rubellata Verona,

e però se n’andò in Vicenza. La novella corse a messer Gran Cane, e

vennegli essendo egli col marchese; e turbato l’uno e l’altro, il

marchese francamente il confortò, offerendoli tutta la sua possa

a racquistare Verona: ma perchè l’indugio a cotali cose conobbe

pericoloso, di presente il fece montare a cavallo, apparecchiandoli

di subito cento barbute delle sue, e colla gente ch’egli aveva da se,

senza soggiorno, cavalcando il dì e la notte, se ne venne a Vicenza,

e là trovò il fratello, e trovovvi messer Manno Donati di Firenze

capitano di dugento cavalieri, che il signore di Padova avea mandati

in suo aiuto, e trovovvi della gente del marchese di Ferrara; e

sommosso il popolo di Vicenza a cotanto suo bisogno, gran parte ne

menò con seco; e la notte medesima, con seicento barbute e col popolo

di Vicenza se ne venne a Verona, e in sul mattino lasciò la strada,

e attraversando pe’ campi entrò in Campo marzio, che è fuori della

città ivi presso, murato intorno, e risponde a una piccola porta della

città, la quale meno ch’altra porta si solea guardare. Quivi s’affermò

messer Gran Cane, e mandò innanzi un Giovanni dell’Ischia di Firenze

la notte, che procacciasse d’entrare in Verona, e facesse sentire a’

confidenti cittadini di messer Gran Cane com’egli era di fuori in

Campo marzio, e accompagnollo d’uno confidente Tedesco. Costoro, non

avendo altra via, si misono a notare co’ cavalli per l’Adice per venire

infra la città ove mancava il muro, e in questo notare, il Tedesco

poco destro del servigio dell’acqua vi rimase affogato. Giovanni

dell’Ischia entrò nella terra, e andò informando e sommovendo gli

amici di messer Gran Cane, avvisando come avessono a venire a quella

porta in suo favore; i quali sentendo ivi fuori il loro signore, la

mattina vennono con le scuri alla porta, e spezzaronla. Nondimeno le

guardie ch’erano sopr’essa con le pietre e con le balestra da alto

francamente la difendevano, sicchè non vi lasciarono entrare alcuno.

Intanto il traditore messer Frignano essendo in sollecita guardia

del fratello, e ancora di messer Bernabò, che il dì dinanzi l’avea

assalito co’ suoi cavalieri, cavalcava intorno alla terra, e la mattina

era montato in certa parte onde potea vedere di fuori, e guardava se

messer Gran Cane venisse, che già non sapeva che fosse così dipresso,

e guardando inverso Campo marzio, vide la porta piccola di Verona

aperta, e dicendo, noi siamo traditi, francamente trasse con la gente

sua inverso quella porta per difendere l’entrata; ma innanzi che vi

giugnesse, il Gran Cane s’era tratto innanzi alla porta, e trattasi

la barbuta, e fattosi conoscere a coloro che la guardavano, dicendo,

io vedrò chi saranno coloro che mi contradiranno l’entrata della mia

terra, e conosciuto da loro, incontanente gli feciono reverenza, e

lasciarono entrare lui e la sua gente senza contasto. E sopravvenendo

messer Frignano, il trovò entrato nella città con la maggior parte

della gente, e avvisatolo, che bene il conosceva, nella piazza dentro

dalla porta, si dirizzò verso lui colla lancia per fedirlo di posta,

e tentare l’ultima fortuna: ma già era cominciato l’assalto tra i

cavalieri di catuna parte aspro e forte, sicchè vedendo un cavaliere di

quelli di messer Gran Cane mosso messer Frignano colla lancia abbassata

verso il suo signore, gli si addirizzò per traverso, e colla lancia il

percosse nella guancia dell’elmo per tale forza, come fortuna volle,

che l’abbattè del cavallo a terra. Messer Giovanni chiamato Mezza

Scala, vedendo messer Frignano abbattuto del destriere, scese del suo

cavallo, e disse, che che s’avvegna di Verona tu morrai delle mie mani,

e corsegli addosso, e con un coltello gli segò le vene, e lasciollo

morto a terra. Ed in quello baratto fu morto con lui messer Paolo della

Mirandola, e messer Bonsignore d’Ibra grandi conestabili. E morti

costoro, l’altra gente ruppe, e assai ve ne furono morti fuggendo. Le

porti della città erano serrate, e i cittadini sentendo il loro signore

dentro tutti tennero con lui, e però i forestieri che v’erano furono

presi e rassegnati a messer Gran Cane, il quale per la sua sollecita

tornata felicemente racquistò Verona e uccise i traditori. Che se al

fatto avesse messo indugio, non la racquistava in lungo tempo, o per

avventura non mai, sì si venia provvedendo alla difesa lo sterpone. E

questo avvenne il dì di carnasciale, a dì 25 di febbraio l’anno 1353.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 105 / 214 题