CAP. C.

_Come messer Bernabò con duemila barbute si credette entrare in Verona._

Il signore di Mantova avendo in Verona quattro tra figliuoli e

congiunti con trecento cavalieri, procacciava di mettervene anche per

esservi più forte che messer Frignano, a intenzione di tradire lui,

e di recare a se la signoria, ma non gli potè venire fatto, perocchè

sentì che l’arcivescovo di Milano, che vegghiava a questo effetto,

mandava messer Bernabò cognato del Gran Cane a Verona con duemila

cavalieri, temette di se, e non ebbe ardire di sfornire Mantova di

cavalieri; e così per la non pensata perdè quello che avea lungamente

provveduto. La novella del gran soccorso che venia da Milano, e

dell’apparecchiamento di quello di Mantova sentito a Verona, generò

sospetto a messer Frignano e a’ cittadini della città, e però presono

l’arme, e rafforzarono le guardie, e stettono in più guardia; onde i

signori che v’erano di Mantova non vidono modo di fornire loro corrotta

intenzione, e però si stettono, mostrandosi fedeli a messer Frignano e

alla guardia della città. In questo stante messer Bernabò con duemila

barbute e gran popolo giunse a Verona, mostrando di volere ricoverare

la signoria di Verona al cognato, credendo con questo trarre a se

l’animo de’ cittadini, e credendo che quelli ch’aveano mossa questa

novità a stanza dell’arcivescovo l’atassono entrare nella terra, e

però si strinse infino alle porte, e domandava l’entrata, la quale gli

fu negata; e non vedendo che dentro alcuno gli rispondesse, cominciò

a combatterla; ma vedendo il suo assalto tornare invano, e sentendo

la tornata di messer Gran Cane d’Alamagna, si partì del paese, e

tornossi a Milano mal contento de’ signori di Mantova, ed eglino peggio

contenti dell’arcivescovo, ch’aveva sconcio il loro tranello per quella

cavalcata, come poco appresso dimostrarono in opera catuna parte,

secondo che seguendo dimostreremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 2 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 104 / 214 题